Scriptorium – Recensioni – rubrica del sabato di Cristina Siccardi

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Recensioni  –  rubrica del sabato di Cristina Siccardi

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Don Bosco, una storia senza tempo – di Domenico, Renzo e Domenico jr. Agasso: l’avventurosa e soprannaturale esistenza di don Bosco viene vestita con i colori del sano, coscienzioso e rigoroso giornalismo, molto raro ai nostri giorni.

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zzzzdbTre giornalisti, tre scrittori, tre generazioni di una stessa famiglia: Domenico Agasso, classe 1921, Renzo Agasso, classe 1953, Domenico Agasso jr, classe 1979. La loro terra è quella di San Giovanni Bosco: il Piemonte, e proprio di don Bosco, del quale ricorrono duecento anni dalla nascita, si sono occupati con una biografia avvincente, affascinante e seria, Don Bosco. Una storia senza tempo (Elledici). Nonno, padre, nipote, sei mani e sei occhi per scrivere e vedere la vicenda di un uomo di Dio che ha fatto l’impossibile per rendere possibile il Regno di Cristo in terra e che ha cambiato il mondo ovunque dove egli sia stato o dove sono andati i suoi Salesiani. In 72 anni e 5 mesi (16 agosto 1815-31 gennaio 1888) ha segnato in modo indelebile la storia della Chiesa, la storia civile italiana e mondiale, la storia della pedagogia.

Mai demoralizzato, pur nelle difficoltà più aspre e tragiche, questo sacerdote, figlio di contadini, avvezzo alle durezze della vita, di fronte alle quali non si è mai piegato, ha saputo affrontare con coraggio e determinazione ogni ostacolo ed ogni nemico. Con la forza della fede, la saggezza della speranza, l’amore per la carità operosa, si è lasciato consumare dalla passione per le anime, lasciando perdere tutto il resto, fedele al suo programma «Da mihi animas, caetera tolle», «[Signore,] datemi anime, prendetevi tutte le altre cose». Tuttavia la Provvidenza e l’intervento di Maria Ausiliatrice furono con don Bosco, provetto “rubanime”, copiosamente generosi, anche in visibili e concretissimi riscontri.

Il fondatore dei Salesiani si definiva «uno scherzo della Provvidenza», in effetti tutto quello che ha realizzato non sarebbe stato umanamente spiegabile se non con un intervento diretto della Provvidenza. Molteplici sono gli eventi straordinari e inspiegabili che hanno visto protagonista il sacerdote della gioventù e proprio sullo «sfondo di questi avvenimenti, prende avvio questa nuova biografia», spiega nella prefazione Ángel Fernández Artime, Rettore Maggiore della Congregazione Salesiana, «che l’editrice salesiana Elledici di Torino ha affidato a una “famiglia” di giornalisti e scrittori piemontesi, maestri del genere biografico e profondi conoscitori della storia e dei personaggi dell’Ottocento. Sono nonno, figlio e nipote che hanno saputo cogliere con l’esperienza, la maturità e la freschezza di tre generazioni il mondo interiore e l’azione sociale, educativa e spirituale di questo prete senza tempo, ma profondamente inserito nel suo e nel nostro» (p.4).

Lo stile narrativo è assai piacevole, intercalato da molti discorsi diretti e da abbondanti aneddoti; una pagina rincorre l’altra in un’incalzare di fatti affascinanti e coinvolgenti, pronti a rintuzzare la curiosità del lettore, grazie all’abilità degli scrittori: l’avventurosa e soprannaturale esistenza di don Bosco viene vestita con i colori del sano, coscienzioso e rigoroso giornalismo, molto raro ai nostri giorni. È così che, per esempio, viene descritto il saluto del padre e maestro dei giovani ai suoi primi missionari, pionieri in Patagonia:

«La stessa sera accompagna il gruppo a Genova: partenza il 14 novembre 1875 sul Savoie, arrivo a Buenos Aires esattamente un mese dopo. Sono giorni emozionanti per tutta la Società salesiana. Dice don Bosco ai ragazzi dell’Oratorio: “Molti di voi sentono in questo momento un gran desiderio di partire e di andare a fare il missionario. Ebbene, io vi so dire che se anche tutti foste in questo numero, ci sarebbe posto per tutti, e io saprei benissimo dove occuparvi”. Aggiunge don Lemoyne [il primo biografo di San Giovanni Bosco ndr] che “i giovanetti dell’oratorio restarono talmente infiammati da queste parole, che ci fu chi voleva digiunare rigorosamente tre giorni alla settimana per tutto il tempo degli studi, per ottenere la grazia di andare un giorno a evangelizzare gli infedeli”» (p. 217).

I primi missionari portarono con sé un vero e proprio tesoro, ovvero un foglietto, sul quale erano appuntate le raccomandazioni di don Bosco: consigli spirituali, norme di prudenza, esortazioni. Il primo, quindi il più importante, era il seguente: «Cercate anime, ma non danari né onori né dignità» perché la missione è per «la gloria di Dio e la salvezza delle anime, non per il successo personale, la gloria umana, gli applausi delle folle. Poi ecco le raccomandazioni tipicamente salesiane, anzi boschiane: “Carità e somma cortesia con tutti”, ma non “la conversazione e la famigliarità” con donne; visite solo “per motivi di carità e di necessità”, niente “inviti di pranzo se non per gravissime ragioni”; fuggire “l’ozio”, e “gran sobrietà nei cibi, nelle bevande e nel riposo”; deferenza verso ogni autorità; lavoro, povertà – “poveri negli abiti, nel vitto, nelle abitazioni” – e “cura speciale degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri”. Al di sopra e prima di tutto, la carità e la pietà, da praticarsi “con segni di amorevolezza e benevolenza”: da esse possono scaturire nuove vocazioni, anche salesiane».

San Giovanni Bosco, padre fin nel midollo, ben conosceva la natura umana, complessa eppure semplice allo stesso tempo, ed è per tale ragione che sapeva offrire ottimi, sapienti e vincenti consigli, ed è per tale ragione che egli seppe reclutare legioni di sacerdoti.

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