Scriptorium – Recensioni – rubrica del sabato di Cristina Siccardi

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Recensioni  –  rubrica del sabato di Cristina Siccardi

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Beato Rolando Maria Rivi. Il martire bambino – di Andrea Zambrano: un libro che si presenta come una documentata inchiesta giornalistica, che riesce nel suo intento, ovvero quello di fornire le chiavi di lettura ad un fatto storico che la Chiesa ha finalmente deciso di prendere seriamente in considerazione fino ad innalzare all’onore degli altari Rolando Rivi il 5 ottobre 2013. Il suo sacrificio ha aperto uno squarcio sui delitti del tragico «Triangolo della morte», dove hanno trovato la morte sacerdoti e religiosi per mano dei comunisti.

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zzzzlbrzmbrnDi recente abbiamo parlato in Scriptorium della splendida figura del giovane seminarista martire Rolando Rivi; oggi torniamo a lui per segnalare un’ottima biografia, scritta da Andrea Zambrano, Beato Rolando Maria Rivi. Il martire bambino (Imprimatur editore). Il libro, terminato il 13 aprile 2014, nel 69° anniversario del dies natalis del seminarista emiliano, è dedicato a Mario Palmaro, che Zambrano considera «amico e maestro».

Il libro si presenta come una documentata inchiesta giornalistica, che riesce nel suo intento, ovvero quello di fornire le chiavi di lettura ad un fatto storico che la Chiesa ha finalmente deciso di prendere seriamente in considerazione fino ad innalzare all’onore degli altari Rolando Rivi il 5 ottobre 2013. Il suo sacrificio ha aperto uno squarcio sui delitti del tragico «Triangolo della morte», dove hanno trovato la morte sacerdoti e religiosi per mano dei comunisti.

Questi i nomi di alcune vittime:

13 aprile 1945: Rolando Rivi, seminarista di 14 anni, barbaramente torturato e ucciso in una sommaria esecuzione da Giuseppe Corghi e da Delciso Rioli, partigiani della Brigata Garibaldi, appartenenti al battaglione Frittelli della divisione Modena Montagna (Armando) comandata da Mario Ricci (i due furono poi condannati – in tutti e tre i gradi di giustizia – per omicidio a 22 anni di carcere, ma in realtà ne scontarono solo 6 grazie all’Amnistia Togliatti);

9 maggio 1945: uccisi dodici fascisti o presunti tali, tra cui il podestà di San Pietro in Casale Sisto Costa con la moglie e il figlio nel primo Eccidio di Argelato;

10 maggio 1945: dottor Carlo Testa, membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) per la Democrazia Cristiana, assassinato a Bomporto (Modena) con raffiche di mitra;

11 maggio 1945: I sette fratelli Govoni, Giacomo Malaguti, sottotenente di artiglieria del Corpo Italiano di Liberazione, col quale aveva combattuto contro i tedeschi a Cassino rimanendo ferito, e aveva fatto la campagna in una unità aggregata all’esercito inglese, in licenza presso la famiglia, assassinato nel secondo Eccidio di Argelato;

18 maggio 1945: Confucio Giacobazzi, agricoltore e partigiano non comunista, assassinato;

2 giugno 1945: Ettore Rizzi, partigiano simpatizzante democristiano, sequestrato e ucciso a Nonantola;

27 luglio 1945: Bruno Lazzari, impiegato democristiano di Nonantola, colpito da raffiche di mitra;

26 gennaio 1946: Giorgio Morelli, partigiano e giornalista cattolico, vittima di un agguato dopo la pubblicazione di un’inchiesta in cui accusava il presidente comunista dell’ANPI di Reggio Emilia della morte di un altro partigiano cattolico, Mario Simonazzi. Morelli morì a seguito delle ferite il 9 agosto 1947;

19 maggio 1946: Umberto Montanari, medico condotto a Piumazzo ed ex-partigiano cattolico, assassinato;

20 agosto 1946: Ferdinando Mirotti, capitano del Corpo italiano di Liberazione, assassinato sull’uscio di casa;

24 agosto 1946: Ferdinando Ferioli, avvocato, assassinato in casa da persone conosciute, gli assassini furono aiutati dalla loro organizzazione a riparare in Cecoslovacchia;

26 agosto 1946: Umberto Farri, sindaco socialista di Casalgrande, assassinato in casa da due uomini. Il caso non ha mai avuto una soluzione;

17 novembre 1948: Angelo Casolari e Anna Ducati, membri del consiglio parrocchiale, assassinati nella canonica della parrocchia di Freto, a Modena.

Nella primavera del 1990 alcuni parenti delle vittime scrissero una lettera aperta, chiedendo almeno di sapere dove fossero stati sepolti i loro familiari per poterli seppellire. Alcuni mesi dopo, il 29 agosto il dirigente del PCI ex-partigiano ed ex-deputato Otello Montanari rispose con un articolo su «Il Resto del Carlino», nel quale sostenne che bisognava distinguere tra «omicidi politici», commessi in ragione del ruolo esercitato dalla persona uccisa, ed «esecuzioni sommarie», uccisioni indiscriminate di avversari politici e oppositori; inoltre invitò chiunque sapesse come ritrovare le spoglie delle persone uccise a dare le necessarie informazioni. Per tali ragioni Montanari ebbe gravi difficoltà all’interno del partito, dove venne aspramente contestato e penalizzato. L’invito ebbe in risposta una croce piantata nel comune di Campagnola Emilia, dove furono trovati i resti di alcune persone trucidate.

Nella prefazione al libro di Zambrano, scritta da Giovanni Fantozzi, che nel 1990 scrisse un importante saggio dal titolo Vittime dell’odio: l’ordine pubblico a Modena dopo la liberazione (1945-1946) (Europrom), si legge: «La pubblicistica che si è sviluppata in ambito ecclesiale negli ultimi decenni intorno alla figura di questo “martire bambino” ha ovviamente privilegiato gli aspetti religiosi e spirituali, delineando solo a rapidi tratti il contesto nel quale il delitto maturò e si consumò», a questa lacuna ha tentato, riuscendoci, di porre rimedio Andrea Zambrano che «nel ripercorrere e analizzare in modo rigoroso i fatti relativi all’omicidio e ai suoi sviluppi successivi e collocando Rivi in modo vivido e realistico nel suo tempo e nel suo ambiente, gli restituisce la concretezza del personaggio storico». Notevole il lavoro compiuto dall’autore nel cercare una risposta ai quesiti irrisolti, a fronte di una scarsa documentazione d’epoca e la scomparsa di tutti i protagonisti della terribile vicenda.

I fascicoli processuali vennero distrutti, fatta eccezione delle sentenze dei due gradi di giudizio, rendendo molto complesso il percorso di ricerca storica sulla corretta comprensione della successione degli eventi dei tre tragici giorni, dal 10 al 13 aprile 1945, e, in particolare, delle circostanze che portarono Rolando Rivi da San Valentino alle Piane di Monchio, dove venne martirizzato dopo aver subito torture.

Narciso Rioli e Giuseppe Corghi, comandante partigiano il primo e commissario politico della formazione partigiana comunista Martelli il secondo, furono gli assassini, identificati fin dal principio, che accusarono la vittima di essere una «spia fascista»; in realtà l’unico movente fu quello di indossare la talare. Fra le versioni del sanguinoso accaduto, Zambrano non esclude quella raccontata da don Camellini, il sacerdote che conosceva molto bene Rolando e che avrà l’ingrato compito di accompagnare il padre, Roberto Rivi, fra i diversi comandi partigiani della valle del Secchia alla ricerca del figlio scomparso:

«Una versione è quella che Rolando sia stato rapito mentre pregava; l’altra che sia scappato di sua volontà per diventare partigiano nelle Fiamme Verdi, le formazioni cattoliche che nel reggiano erano comandate da un prete, Don Domenico Orlandini, nome di battaglia “Carlo”. Alcuni dati certi, infatti, li abbiamo. Rivi aveva grande stima delle Fiamme Verdi, era un ragazzo dotato di accesa fantasia e spirito di avventura; seguiva con entusiasmo le gesta dei partigiani – anche se non mi espresse mai la volontà di aggregarsi a loro. Sembra sicuro (me l’ha confermato un partigiano cattolico da me contattato in quei giorni) che il 10 aprile Rolando sia arrivato fino a Gusciola, dove c’era il campo di cui era comandante Ermanno Gorrieri; ma poi era ripartito, forse non l’avevano accettato perché troppo giovane. La mia ipotesi è perciò che Rolando abbia preso la decisione di salire in montagna, ma sia stato intercettato dai garibaldini comunisti e accusato di essere una spia»[1] (p. 14).

L’appassionata ricostruzione di Zambrano, oltre a gettare luci sugli oscuri fatti e le menzogne diffuse dai partigiani rossi, contribuisce a rendere Rolando Rivi più familiare e, magari, a stimolare l’interesse a recarsi in pellegrinaggio nei luoghi dove nacque, visse e morì a 14 anni, pochi giorni prima della «Liberazione». Sprezzante del pericolo e virilmente impavido, indossava con fierezza la sua immacolata talare. Questa, per gli assassini, la sua colpa. Questa la sua gloria nella vita eterna.

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[1] R. Beretta. Storia di preti uccisi dai partigiani, éiemme, Casale Monferrato 2005, p. 233.

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2 commenti su “Scriptorium – Recensioni – rubrica del sabato di Cristina Siccardi”

  1. Il 9 maggio 1945 a Cesena furono trucidate 17 persone condotte nella Rocca Malatestiana allora carcere per essere interrogate; la notte un gruppo di “partigiani” comunisti fece irruzione e li sterminò.
    Fra le vittime c’era anche il marito della sorella di mia madre, un pia donna dalla quale non sentii mai una parola di odio. Sua figlio, il mio amatissimo cugino, che fu mio padrino di battesimo ( fra le due sorelle c’erano 16 anni di differenza), cercò per tutta la sua vita di ridare onore a suo padre, senza riuscirci, perché a 70 di distanza quei morti danno ancora fastidio. Ogni 25 aprile per la famiglia di mia madre e per me è un giorno di lutto e di preghiera, anche per gli aguzzini, Ringrazio Dio per la Fede che mi ha donato, spero che un giorno la vera Misericordia renda giustizia per quella persona che non potei mai chiamare “zio” perché nacqui 10 anni dopo e qui lo voglio ricordare: si chiamava Guglielmo Zamagni, spero che ora contempli Dio nella sua gloria assieme alla moglie e al figlio…

  2. Notizia fresca fresca, da LA NAZIONE – cronaca di Massa-Carrara: “Sesso, droga e bella vita con il prete: la denuncia dell’ex. Massa Carrara, giovane napoletano sostiene di aver avuto rapporti con un parroco che lui credeva un magistrato”. Chissà cosa insegnano in seminario da 50 anni a questa parte, chi sono gli insegnanti e come vengono valutate le richieste d ingresso. Come ci si può meravigliare, poi, di una società alla deriva? la morale sessuale (e matrimoniale) è in rotta e anche tra il clero lo si vede chiaramente. Per questo non c’è di meglio, attualmente, del clero tradizionalista: della FSSPX, dell’I.M.B.C. (Sodalituim), di quei pochi che s riesce faticosamente a scovare (quasi rintanati e impauriti) nella Chiesa ex cattolica di Bergoglio. Ci vorrebbero ancora seminaristi eroiici come Rolando Rivi ma, forse, se anche ce ne fossero, in seminario li rovinerebbero. Caro Rolando, da Lassù, nel Paradiso, prega per i giovani seminaristi, che sappiano opporsi alla tirannide modernista. Amen

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