Scriptorium – Recensioni – rubrica del sabato di Cristina Siccardi

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Recensioni  –  rubrica del sabato di Cristina Siccardi

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Vita di Gesù Cristo di don Giuseppe Ricciotti. Per non disperderci anche noi torniamo ai grandi maestri e alle loro intramontabili opere.

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zzric«Essendo tornato il sangue sul mondo, bisognava pure che tornasse il Vangelo» scrisse don Giuseppe Ricciotti nella prima edizione del 1941 del suo volume Vita di Gesù Cristo (Oscar Saggi Mondadori). Di fronte ad un Islam che issa bandiere e minareti, tortura e decapita; di fronte ad una Chiesa, che nella sua maggioranza, è non solo rinunciataria, ma complice degli errori  e nulla ha fatto per ostacolare la vittoria dei «si» al Referendum irlandese circa la legalizzazione delle unioni degli omosessuali, il Vangelo deve essere conosciuto con i criteri corretti e la dottrina corretta. Il sangue è tornato sul mondo e, parallelamente, l’Occidente  serve Satana.

In Irlanda il verdetto è stato comunicato attraverso un tweet del ministro per le pari opportunità, Aodhan O’Riordain: gli irlandesi hanno detto sì al matrimonio gay votando un referendum molto atteso e sentito; atteso e sentito come lo furono, per esempio, i Referendum in Italia sul divorzio e sull’aborto. Quante sconfitte per la Chiesa, che ha rinunciato a difendere Cristo e la dottrina del Cristianesimo… E per diverso clero, oggi, non si tratta neppure più di sconfitte, ma di successi del liberalismo nella religione, che ha abbracciato e che diffonde con le parole e l’azione.

Se 21 Paesi in tutto il mondo hanno già legalizzato i matrimoni tra omosessuali (Danimarca, Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Canada, Sudafrica, Norvegia, Svezia, Slovenia, Portogallo, Inghilterra, Galles, Islanda, Argentina, Uruguay, Nuova Zelanda, Finlandia, Messico, Brasile e Usa, in 38 Stati), la “cattolica” (?) Irlanda è stato il primo Paese a realizzare questo atto contro natura  e contro le leggi di Dio, passando attraverso una consultazione popolare. Il totalitarismo giuridico viene approvato dalle Repubbliche democratiche: cosa possono volere di più i moderni dittatori?

«Essendo tornato il sangue sul mondo, bisognava pure che tornasse il Vangelo». Senza il Vangelo è orrore nella vita privata, come nella vita pubblica. Vita di Gesù Cristo è un classico da leggere e da tenere a portata di mano, accanto ai Vangeli. Sacerdote, biblista, archeologo, insigne studioso di Storia del Cristianesimo, don Ricciotti fu cappellano militare durante la Prima guerra mondiale; fu anche abate dei Canonici Regolari Laternanensi e realizzò molte spedizioni scientifiche in Medio Oriente; inoltre insegnò lingue orientali alle Università di Roma, Genova e Bari. Uomo di grande scienza, ma in lui essa non prese mai il sopravvento sulla Fede e sulla Tradizione, àncora della Fede.

Scrive Vittorio Messori nella prefazione:

«[…] la nuova edizione non appare in una collana specialistica, ma nell’area dei tascabili, quella più popolare, riservata alle opere di maggiore diffusione. Non, dunque, una di quelle operazioni mecenatesche che si concedono talvolta i grandi editori: mettere in conto una perdita economica per far riapparire in catalogo un classico decaduto, la testimonianza di un’epoca passata, a uso di qualche studioso e a gloria della cultura. No: la riproposta a una sana logica di mercato, è la risposta a una domanda di un pubblico vasto.

E Bultmann? E il suo Neues Testament und Mythologie? E i suoi tanti libri che tanto affascinarono, visti come gravidi di futuro? Beh, quelli sì occorre rintracciarli in biblioteca o cercarli nei cataloghi di certe case editrici specializzate. E non solo perché assai più “tecnici” che divulgativi.

Cos’è successo? Un segno provvisorio di “restaurazione”? Una effimera svolta reazionaria? Lo sfizio rètro di lettori? No: probabilmente soltanto una resa ai dati oggettivi del “caso Gesù”, con conseguente ritorno al buon senso» (pp. IX-X). Tuttavia Messori nel 2013 era troppo ottimista: «Forse il cerchio sta richiudendosi, in accordo del resto con quanto avviene in ogni altro aspetto non solo degli studi ma anche dei modi di vita: dopo avere tanto demolito, si riscopre la necessità e l’utilità di ricostruire; dopo avere inseguito la “novità” a ogni costo, si riscopre la validità di una Tradizione cui ritornare  con consapevolezza non certo ingenua, ma proprio per questa più convinta. Si può giungere al punto – e forse anche questo è un odei cippi di confine che indicano la fine della “modernità” – in cui ci si accorge che il modo più fruttuoso, magari, l’unico, per andare avanti è tornare un poco indietro, quasi per “ricaricarsi” con il passato per poter affrontare il futuro». Il cerchio ancora, ahimé, non si chiude e la demolizione di Tradizione, Verità, Ragione, Diritto naturale e Diritto divino è a macchia d’olio. L’Irlanda dell’ultima ora è lì a dimostrarlo… i media stanno inneggiando al superamento del «bigottismo degli irlandesi». Il Cattolicesimo è in pericolo, ovunque, e la violenza si abbatte sull’unica religione rivelata e incarnata.

Leo Varadkar, gay e ministro della Salute ha dichiarato: «Un faro, una luce di libertà e uguaglianza per il resto del mondo. Saremo il primo Paese nel mondo a custodire l’uguaglianza nel matrimonio nella nostra Carta [la Costituzione ndr], e a farlo con un mandato popolare. In questo giorno è un orgoglio essere irlandesi».

Anche in Irlanda, dunque, il Cattolicesimo è oltraggiato, come lo era stato in seguito alla Riforma iniziata da Enrico VIII d’Inghilterra fra il 1533 e il 1538, che impose una gerarchia legata alla Comunione anglicana, spogliando la Chiesa dei suoi beni e delle sue chiese e perseguitando i cattolici. In questo periodo molti vescovi furono martirizzati e altri fuggirono. Le sedi vescovili restarono a lungo vacanti sia nel XVI secolo, sia in quello successivo, mentre le leggi penali (penal laws) imponevano una dura repressione del Cattolicesimo, che tuttavia continuò a sopravvivere clandestinamente. Nel 1705 rimase un solo Vescovo, Patrick O’Donnelly, pastore di Dromore, rinchiuso nella prigione di Newgate, a Dublino. Ma uno solo fu sufficiente affinché risorgesse la gerarchia cattolica: ivi consacrò nel 1707 Monsignor O’Rourke, Vescovo di Killala, e successivamente Edmund Byrne, Arcivescovo di Dublino. La Provvidenza opera anche con pochi e virili uomini, che si rifanno non all’opinione dominante ed imposta da chi detiene il potere, si chiami esso Enrico VIII o Elisabetta I o Hitler o Stalin o Unione Europea, ma al Vangelo, quel Vangelo così ottimamente studiato e descritto e spiegato da don Giuseppe Ricciotti che usò gli strumenti della Fede, della dottrina cattolica e della Tradizione per cimentarsi con amore sul Nuovo Testamento. «Per quanto riguarda la Bibbia e la sua lettura, dopo avere guardato con bonario compatimento alla catena di generazioni di credenti che avevano letto i testi della fede “nel modo più semplice” […] si scopre che forse aveva più ragione la foi du charbonnier, la fede del presunto “ingenuo”, che lo schema macchinoso del cattedrattico» (p. XI), il quale, compiacendosi di sé, diventa scettico e non ha più lo scopo di porsi al servizio di Nostro Signore, bensì del proprio orgoglio e delle esigenze lontane dalla metafisica e dalle realtà della sovra natura; così facendo l’Onnipotente, come cantò nel Magnificat la Vergine Santissima, disperde «i superbi nei pensieri del loro cuore». Per non disperderci anche noi torniamo ai grandi maestri e alle loro intramontabili opere, come può, a buon diritto, essere considerata la Vita di Gesù Cristo di don Giuseppe Ricciotti.

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7 commenti su “Scriptorium – Recensioni – rubrica del sabato di Cristina Siccardi”

  1. Splendida Opera. Di Ricciotti bisognerebbe riprendere in mano anche la Sacra Bibbia, dopo essersi sbarazzati di quelle della CEI e affini!

  2. A quindici anni, sull’orlo della paventatissima perdita della fede, luce della mia infanzia, fui salvato in extremis da due libri: “Le meraviglie di Fatima” di Gonzaga da Fonseca, culminante nel “miracolo del sole”, e “Vita di Gesù Cristo” di Giuseppe Ricciotti. Come dire: ma allora posso affermare con onestà intellettuale che il soprannaturale non è fiaba infantile.

  3. Normanno Malaguti

    Grazie a Cristina Siccardi per aver richiamato l’attenzione sul bellissimo Vita di Gesù Cristo’ del grande abate Giuseppe Ricciotti.
    Libro che acquistai in un momneto cruciale della mia vita spirituale e che leggevo ogni giorno.
    Poi vennero altri copolavori: ‘Lettere di San Paolo’
    ‘ Paolo Apostolo’ ed il bellissimo, in due volumi, ‘Storia d’Israrele’.
    Grande esegeta, archeologo e storico, Giuseppe Ricciotti é veramente tutto da riscoprire.

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