Scriptorium – Recensioni. Rubrica quindicinale di Cristina Siccardi

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Questa settimana, oggetto di “Scriptorium”, non è un libro, bensì un dipinto dal titolo San Francesco d’Assisi ricevuto da papa Innocenzo III. Un dipinto in grado di racchiudere un’enorme biblioteca, contenente libri di teologia, di storia, di arte sacra.

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Stiamo parlano della tela che due giorni fa, 29 giugno, giorno dei Santi Pietro e Paolo, è stata benedetta nella chiesa parrocchiale di San Francesco d’Assisi in Trani. Si tratta di un capolavoro di Giovanni Gasparro. Il suo olio su tela rappresenta l’autentico san Francesco d’Assisi, che si oppone con forza e coraggio a quello travisato dagli impostori per traghettarlo ai loro anticristiani pensieri.

La grande opera, per qualità e dimensioni (199×165 cm), che è stata realizzata nel 2016, si concentra sull’abbraccio di San Francesco con Papa Innocenzo III. Il Sommo Pontefice è regalmente vestito, con il triregno in capo, tutto ciò a dimostrazione della grandezza della Chiesa cattolica, sposa regale di Cristo Re. Siamo qui di fronte alla Chiesa cattolica, la Chiesa universale e non alla chiesa globale di oggi, dove ecumenismo, liberalismo, pauperismo, teologia di matrice marxista imperano.

Ecco ciò che Monsignor Saverio Pellegrino, parroco della chiesa di San Francesco, che ha commissionato la tela, ha dichiarato nel giorno dell’inaugurazione e benedizione della pala:

Fin dagli albori del fatto cristiano, non pochi hanno cercato di ridimensionare, deformare, strumentalizzare la figura di Gesù Cristo il Divino Redentore. È sufficiente far riferimento alle innumerevoli eresie cristologiche antiche e nuove. Queste falsificazioni hanno – di conseguenza – originato tendenze, mentalità, abitudini fuorvianti. Se ciò è accaduto per Gesù Cristo, non poteva non accadere per i suoi testimoni autentici: “se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. Ed ancora: “il discepolo non è più del Maestro”. Oggi, la falsificazione e la strumentalizzazione si presentano sotto una forma apparentemente pacifica e dialogica. Più la testimonianza di un santo è contraria a “lo spirito del mondo” (per usare un’espressione giovannea), più bisogna storcerne l’autenticità, sostituendola con approssimazioni e falsità. E così, i campioni della fede (i santi) vengono spogliati della loro santità, per abbassarli ad una sorta di naturale eccellenza, magnificandone le benemerenze filantropiche e ignorando – volutamente – il loro rapporto con Dio, ragione prima ed ultima del loro impegno nel mondo.

Una clamorosa falsificazione è toccata a San Francesco d’Assisi. Nel XVIII sec., il periodo illuminista, san Francesco fu deriso, calunniato, attribuendogli caratteristiche denigratorie: idiozia, masochismo, asocialità, perversione… A partire dal periodo romantico, una certa letteratura rovesciò questo giudizio. E quelle caratteristiche che erano state condannate in Francesco ieri, ora vengono rivalutate. E così – in base al periodo storico, alle correnti filosofiche e teologiche – san Francesco venne presentato come un paladino dell’ascetismo anticlericale, dell’eresia pauperistica, del libero pensiero massonico e perfino della rivoluzione socialista. La metodologia usata per questa manovra falsificatrice consiste nell’applicare alla questione francescana la modernista contrapposizione creata dalla teologia liberale protestante tra il Gesù storico e il Cristo della fede, i cui prodromi fanno capo al pastore luterano, il tedesco Herman Reimarus, nel sec. XVIII. Nacque così un Francesco della fede in contrapposizione ad un Francesco della Chiesa; ovvero un francescanesimo libero, spontaneo e semplice, emancipatosi da ogni irreggimentazione, e un francescanesimo imposto dai Papi e incarnato da quei frati costituitisi in ordine clericale e asserviti al potere. Ovviamente entrambe le posizioni – singolarmente assunte – sono false. Esse parlano di un francescanesimo che storicamente non è mai esistito».

Monsignor Pellegrino ha proseguito nel dire che, lungo il XX secolo, diversi biografi di san Francesco lo hanno trasformato in un precursore delle ultime «mode culturali» che propongono: buonismo insulso; pacifismo arrendista; ecumenismo relativista; ecologismo animalista; vegetarianesimo alimentare; teologia della liberazione. «Quest’abile manovra è riuscita perché purtroppo, una falsità se ripetuta continuamente senza essere contrastata, finisce per essere creduta vera, secondo l’antico adagio: “calunnia, calunnia…alla fine qualcosa resterà”».

Romanzi, film, musicals, fumetti… hanno propinato veleno negli ultimi decenni, presentando un Francesco «folle, melenso, sentimentale, smidollato, scettico in campo dogmatico e permissivo in campo morale…, insomma un Francesco che può andare d’accordo con tutti». San Francesco non andò d’accordo con tutti, si oppose sempre laddove non vedeva Dio, a cominciare da casa propria, prendendo ferme e pubbliche distanze da suo padre, Pietro di Bernardone.

La chiesa romanica che accoglie San Francesco d’Assisi ricevuto da papa Innocenzo III è abbaziale e ottenne dalla Santa Sede, nel 1176, l’esecuzione di qualsiasi diritto episcopale e nel 1184 venne consacrata dall’Arcivescovo di Trani, Bertrando. I Benedettini ressero la chiesa e l’annesso monastero fino al 1518. In seguito subentrarono i Francescani, che mutarono la titolazione del luogo sacro: da Santissima Trinità a chiesa di San Francesco. Inoltre modificarono l’interno, abbattendo l’abside semicircolare centrale ed edificando un cappellone quadrangolare atto alla collocazione del coro per la recita delle ore canoniche. Questa medioevale chiesa ha perciò due anime: una benedettina ed una francescana. Per tale ragione sul lato sinistro del presbiterio è collocata una pregevole tela della prima metà del XVI secolo, raffigurante san Benedetto da Norcia; sul lato destro, specularmente alla tela di san Benedetto, è stata collocata, invece, l’opera del Maestro Gasparro. Ha affermato Monsignor Domenico de Toma, Vicario zonale e parroco della parrocchia di Santa Maria del Pozzo a Trani: «Due anime, dunque, due tradizioni spirituali, ma anche due stili architettonici: lo stile romanico – dovuto ai benedettini – nella parte dell’aula liturgica riservata ai fedeli: sobrio, austero, essenziale. E lo stile barocco dovuto ai francescani: luminoso, festoso, flessuoso nell’area presbiterale […] ARTE E FEDE è un binomio inscindibile che accompagna la Chiesa Cattolica da duemila anni. Nessuna religione ha espresso tanta cultura, tanta arte, tanta bellezza, quanto la religione cristiana. E perché? Perché il cristianesimo è l’unica religione monoteista a non essere ANICONICA (=priva di immagini). Dovremmo sentire la gioia di appartenere alla Chiesa Cattolica che ha donato meraviglie incomparabili;  sentire l’orgoglio di una Chiesa che ha regalato al mondo la suprema consolazione della bellezza».

Questo orgoglio viene ridestato quando ammiriamo, preghiamo, contempliamo di fronte ad opere grazie alle quali possiamo assurgere al trascendente, come accade davanti al capolavoro San Francesco d’Assisi ricevuto da papa Innocenzo III. La scena è mirabile nella sua veridicità sia teologale che storica: il pavimento a mosaico, la ricchezza dell’ambiente, il lussuoso crocifisso dorato tenuto da un inserviente della corte papale, i sontuosi abiti del Cardinale – con mani e volto che testimoniano tutto il suo sbigottimento di fronte all’abbraccio fra il Papa e il Poverello di Assisi – i guanti del Pontefice e dello stesso Cardinale stanno a dimostrare una Chiesa che si desta, riassesta, si rialza con fierezza dopo le intemperie di quegli anni, dove le eresie avevano imperversato in ogni dove. Innocenzo III, con le sue potenti iniziative, e il mistico san Francesco, con la sua vita di massima povertà e dedita soltanto a Nostro Signore, risollevarono le sorti della Chiesa tutta. Sì, perché la Chiesa di Cristo necessita di ricchezza e di povertà insieme; di vita attiva e di vita contemplativa; di azione politico-diplomatica terrena e di santità celestiale.

Nel novembre del 1215 Innocenzo convocò il IV Concilio lateranense (dodicesimo concilio ecumenico), che emanò settanta decreti di riforma. Tra questi venne definitivamente dichiarata la superiorità della Chiesa rispetto a qualunque altro potere secolare, quale unica depositaria della Grazia ed esclusiva mediatrice tra Dio e gli uomini. Venne istituito il Tribunale dell’Inquisizione contro le eresie e venne sostenuta la predicazione popolare, riconoscendo il valore degli Ordini mendicanti. Così la Chiesa di Roma si proclama unica e vera Sposa di Cristo e in quanto tale suprema e santa, dall’altro, con l’intervento di san Francesco e dei suoi confratelli, si riconosce bisognosa di purificazione, grazie alla povertà e ai sacrifici, e bisognosa di più incisivo apostolato e di veritiera evangelizzazione.

Fu ancora Innocenzo III a indire la quinta crociata in Terra Santa perché Gerusalemme continuava ad essere nelle mani dei musulmani, che San Francesco aveva incontrato nel settembre del 1219 a Damietta nella persona del Sultano d’Egitto Malik al Kamil, cercando, invano, di portare Cristo a quelle genti.  Sempre in quell’anno, il Santo di Assisi organizzò una spedizione missionaria dei suoi frati fra gli islamici. Per portare la Buona Novella furono scelti Berardo, Ottone, Pietro, Accursio, Adiuto, i primi tre erano sacerdoti, gli altri due fratelli laici. Originari delle terre ternane, furono fra i primi ad abbracciare la vita minoritica, ma furono anche i protomartiri dell’Ordine francescano. La loro opera di predicazione si svolse nelle moschee di Siviglia, in Spagna. Vennero però catturati, malmenati e condotti davanti al sultano Almohade Muhammad al-Nasir, detto Miramolino; in seguito furono trasferiti in Marocco con l’ordine di non predicare più in nome di Cristo. Nonostante questo divieto i cinque missionari continuarono a diffondere la Verità e il Vangelo, e per tale ragione furono nuovamente imprigionati. Dopo essere stati sottoposti più volte alla fustigazione, furono decapitati il 16 gennaio 1220. Le loro salme vennero trasferite a Coimbra. Fu allora che Fernando Martins de Bulhões, che aveva precedentemente conosciuto i martiri durante il loro passaggio in Portogallo per essere diretti in Marocco, prese la decisione di entrare tra i Francescani. Divenne Fra’ Antonio, futuro sant’Antonio da Padova.

E così, ci piace intravedere nei due fraticelli in ginocchio, a fianco del loro Superiore, anch’egli in ginocchio (notare la straordinaria posizione del piede di quest’ultimo, esempio di virtuosismo pittorico), quei martiri, quei santi, quei beati, quei venerabili, quei servi di Dio che hanno davvero servito la Santissima Trinità per dare maggior Gloria a Dio e al fine di catturare anime per il Signore, strappandole dal maligno, dirigendole al Paradiso e salvandole dall’Inferno.

Nel presbiterio della chiesa di San Francesco d’Assisi, dove il parroco ha fatto realizzare un magnifico coro ligneo e dove ieri sono risuonate le magnifiche laude medievali tratte dal Laudatario da Cortona del XIII secolo, coeve al mendicante di Dio e non degli uomini, il Maestro Gasparro ha dipinto, con il suo mirabile e inconfondibile pennello, dal quale fuoriescono Fede e colori di un patrimonio immenso di storia della Chiesa e di Arte sacra, una tela che tuona sugli errori e le menzogne che ci circondano.

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