Scriptorium – Recensioni. Rubrica quindicinale di Cristina Siccardi

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La Crociata – di Mons. Marcel Lefebvre. Un libro che contiene indicazioni preziose per non cedere all’amarezza e allo scoraggiamento per l’attuale situazione nella Chiesa.

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L’Editoriale ricco di Fede, Speranza e Carità di Don Alberto Secci, pubblicato su «Radicati nella Fede» di questo mese di febbraio e ripreso su Riscossa Cristiana è veramente propizio per i nostri tempi pieni di paure, insicurezze religiose e terrene, di risentimenti, di diffidenza, talvolta di livore. «Gli anni passano, e passano veloci e chi vive di recriminazioni resta senza nulla in mano. Questo è vero per ogni cosa della nostra vita umana, ma è vero e forse ancora di più per la vita di fede, per la vita soprannaturale, la vita di grazia. Non è vero per un motivo moralistico, perché recriminare non è bene, non è bello; ma è vero per un motivo strutturale, cioè morale: la vita di grazia non può stare con la recriminazione, con il continuo lamento. Con questo non vogliamo dire che non si debba reagire al male e alla crisi: questo foglio di collegamento è nato come reazione anche; per essere uomini di Dio occorre essere anche uomini di reazione, occorre reagire; ma la reazione, quella vera, è di natura diversa dalla recriminazione. La reazione parte dal positivo di una vita che si pone; la reazione difende un positivo che c’è già. La recriminazione, che non è reazione, parte dalla rabbia di chi aspetta da altri la soluzione dei propri problemi. La recriminazione parte da un vuoto terribile. Anche tra noi, nel mondo della Tradizione per intenderci, passa questa linea di demarcazione tra reazione e recriminazione. Chi, in questi anni, ha fatto la Tradizione, vive in pace e continua a fare un gran bene alla propria anima e alla Chiesa tutta. Chi, invece, in questo lavoro non è mai partito, per timidità, per prudenza umana o peggio per calcolo meschinamente umano, oggi vive di rabbia, colpevolizzando il sistema per i propri passi non fatti». Passi, che prima di essere pubblici, devono essere interiori, spirituali, fra l’anima e il Signore. Formare cattolicamente la propria coscienza è essere consapevoli della responsabilità di essere battezzati e soldati di Cristo (titolo che si ottiene con la Cresima): sentire addosso gli occhi di Dio sempre, in casa e fuori casa, in chiesa e fuori chiesa, e agire, almeno nelle intenzioni, secondo la Volontà di Dio, sforzandosi quindi di immaginare che cosa desidererebbe da noi Nostro Signore.

È bene ricordare che la guerra ideologica che oggi noi viviamo e che si è stabilita nella Chiesa da cinquant’anni a questa parte fino ad arrivare alla cancrena materializzatasi sotto il Pontificato di Francesco, non è soltanto di carattere umano, ma anche di dimensione ultraterrena. La Chiesa, a cento anni dalle apparizioni di Nostra Signora di Fatima, sta subendo la sua Passione, e il Papa che oggi siede sul Trono di San Pietro sta agendo in maniera sfrontata e minacciosa: vice Re, che tirannicamente impone il suo volere. Tuttavia, spiritualmente parlando, il Papa fa pena… Di fronte a Dio è meglio essere vittime che carnefici… Le Beatitudini  sono chiare:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati.  Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.  Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi».

La strenua lotta fra bene e male, fra angeli e demoni, fra ragione e dissennatezza sono oggi una quotidianità incombente. Ma la vittoria della Croce di Cristo è già nelle mani dei credenti, ecco perché mantengono la serenità, nonostante la fatica, le umiliazioni, le incomprensioni, le vessazioni. Affermava Monsignor Marcel Lefebvre, che ha sempre mantenuto un equilibrio di ragione e di spirito straordinario, quell’equilibrio che soltanto chi vive realmente il Cattolicesimo può sperimentare:

«Viviamo un periodo in cui dobbiamo combattere e non solo lamentarci, non solo piangere i mali del tempo, i mali della Chiesa, della distruzione della Chiesa. Ma dobbiamo combattere contro il nemico tradizionale che è satana e che, con tutti gli scandali del mondo, cerca di farci cadere nel peccato e di trascinarci con lui all’inferno.

Dobbiamo, dunque, combattere. Con quali mezzi? Precisamente con i mezzi soprannaturali, con i mezzi della nostra fede, con i mezzi tradizionali di sempre. La Chiesa ha vinto per la sua fede, ha vinto per mezzo del segno della croce. Questo segno della croce è esattamente la nostra Santa Messa, croce vivente che Nostro Signore Gesù Cristo ci ha lasciato. Ora, con Nostro Signore, vinceremo. Non sappiamo come, né quando, né in quale modo, ma se confidiamo in Lui possiamo essere sicuri di avere la vittoria». Si tratta di uno stralcio tratto dall’omelia della Santa Messa di Pasqua che Monsignor Lefebvre tenne al Seminario di Écône il 6 aprile 1980, omelia contenuta in questo volumetto, che consigliamo vivamente di leggere: La Crociata, Editrice Ichthys.

Amarezza e scoraggiamento per l’attuale situazione nella Chiesa non devono piegare e non devono dividere chi compie la stessa campagna di fedeltà a Cristo. Questa è una campagna di fedeltà che, oltre a soccorrere la Chiesa ferita, aiuta pure a santificare se stessi. Non è tempo di lamentazioni, ma di purificazione, orazione, meditazione, contemplazione, azione.  Virtù teologali e virtù cardinali esercitate al meglio sono l’ausilio migliore per essere vigili e forti nel rispondere, colpo su colpo, al clero delle tenebre.

Esortava ancora Mons. Lefebvre, che parlava nella Sapienza delle Sacre Scritture:

«Se abbiamo qualche esitazione, qualche dubbio nel nostro cuore, come quelli che hanno avuto gli Apostoli nei tre giorni in cui Gesù era sepolto, e oggi ci sembra che Gesù Cristo dorma come quando era nella barca e la tempesta infuriava – Gesù Cristo dormiva! – e ci chiediamo: Dov’è? Cosa fa? Perché non viene in nostro soccorso? Siamo certi che Gesù verrà! Gesù è onnipotente, egli con poche persone, con dodici Appostoli, ha convertito e fatto la cristianità. […] Allora, siamo crociati! Amiamo la croce, seguiamo le buone tradizioni di tutti coloro che ci hanno preceduto nel combattimento spirituale contro il demonio, contro il peccato, contro tutte le occasioni di peccato, contro tutti gli scandali».

Nessun panico, ma solo la santa e letizia fiducia in Chi tutto può. Degli uomini non ci si può fidare, anzi: prudenti con loro e candidi dentro. È Dio, il perfetto Fedele, a rimanere sempre, nel dolore come nella gioia. E vince nei tempi Suoi, con i mezzi Suoi, con la volontà Sua. Nella battaglia per il Suo Regno facciamo nostra la lirica di Santa Teresa d’Avila: «Nulla ti turbi / nulla ti spaventi; / tutto passa. Dio non cambia; / la pazienza ottiene tutto; / chi possiede Dio / non manca di nulla / Solo Dio basta!».

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