Scriptorium – Recensioni. Rubrica quindicinale di Cristina Siccardi

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Le tre età della vita interiore – di Padre Garrigou-Lagrange Op. Un libro che ci rammenta che l’unica cosa davvero necessaria è la vita interiore e la vita interiore, senza confessione, è impossibile e il confessore è chiamato a redimere i peccati quando il penitente è veramente conscio delle colpe commesse

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In questi giorni un giovane sacerdote diocesano ci ha raccontato la sua amarezza e, allo stesso tempo, la sua frustrante stanchezza nello stare al confessionale in quanto la maggioranza delle persone si accosta a questo sacramento senza rendersi conto di ciò che sta facendo: essere chiamate a denunciare i propri peccati, pentendosi  di averli commessi; essere invitate a confidare a Gesù Cristo – perché il sacerdote rappresenta Gesù Cristo e non altro – i mali della propria anima per trovare ad essi rimedio grazie al confessore, ponendosi così sulla strada della guarigione con buoni propositi. «Ore e ore di confessione ho svolto durante l’ultima settimana Santa», ci ha rivelato sconsolatamente lo stesso sacerdote, «ma la gente veniva per scaricare su di me i propri problemi di salute fisica, le difficoltà economiche, di lavoro, di studi… il suo essere disoccupato, il suo essere, nonostante sposata, innamorata di un altro uomo… insomma, pensano di venire dallo psicologo, dal consulente legale, dall’assistente sociale… non sanno più che cosa sia un sacerdote, si è persa l’identità presbiteriale e, contemporaneamente, non sentono l’esigenza di ravvedersi, ma di sfogarsi con una persona che è lì per ascoltare le loro miserie non spirituali, ma materiali, nulla più… hanno cancellato la realtà del peccato dalle loro vite, hanno cancellato l’urgenza di lavare l’anima per ritornare ad uno stato di grazia. Quale tragedia!».

La Chiesa del dialogo, la Chiesa sociale, la Chiesa dell’accoglienza sempre e comunque, la Chiesa che ha spesso perso la figura del sacerdote, il mondo del mordi e fuggi, delle informazioni, della pubblicità, del paganesimo hanno imbavagliato l’anima e gli stessi battezzati imputano i propri malesseri esistenziali soltanto al di fuori di sé, incapaci come sono di guardarsi dentro per riconoscersi figli di Dio, desiderosi di essere nella Sua grazia.

La fede è diventata un fatto meramente sentimentale, un modo per aggregarsi in parrocchia o nei movimenti “cattolici” con altre persone per fare qualcosa insieme. La fede non è più un habitus costante, sia privato che pubblico. Dirsi cristiani equivale a dirsi cattolici, dirsi cattolici equivale a dirsi ortodossi, ma anche buddhisti, islamici, induisti… perché siamo nell’era del multiculturalismo, della libertà religiosa, dell’abbraccio interreligioso e l’identità si è smarrita. Ed ecco che andare dal confessore significa parlargli dei propri problemi e non dei propri peccati, perché il peccato è questione vetusta… l’uomo contemporaneo si è liberato di tutto, anche del peccato… Peccato, però, che l’uomo, che lo voglia o no, non può liberarsi da ciò che è realmente, ovvero l’essere un peccatore. Soltanto Maria Santissima è Immacolata, tutte le altre creature, passate, presenti, future non sono immuni dal peccato, il più grande nemico dell’uomo.

Dice bene il giovane sacerdote: è una tragedia!

Le nostre giornate fatte di mille impegni, di mille voci, di mille notizie, telefonate, chat, messaggi, whatsapp… soffocano ogni sospiro dell’anima, privandola di spazio, di ossigeno, di linfa vitale. E l’egoismo sconsiderato porta l’uomo a perdere se stesso.

Come non pensare, allora, alla magistrale opera, senza tempo, in tre volumi di Padre Garrigou-Lagrange Op, Le tre età della vita interiore (Edizioni Vivere in, Roma 2011)? Scrive l’autore:

«L’unica cosa di cui parlava Gesù a Marta ed a Maria consiste nell’ascoltare la parola di Dio e nel viverla. La vita interiore concepita in tal modo è in noi qualcosa di assai più profondo e necessario della vita intellettuale o del culto delle scienze, della vita artistica e letteraria, sociale o politica. Troviamo, purtroppo, molti grandi scienziati, matematici, fisici, astronomi, che non hanno, per dir così, alcuna vita interiore; si dedicano allo studio della scienza come se Dio non esistesse, e nei loro momenti di solitudine non hanno alcuna conversazione intima con Lui. Sotto qualche aspetto sembra ch’essi ricerchino, nella loro vita, il vero e il buono in un àmbito più o meno circoscritto, ma tale ricerca è talmente contaminata dall’amor proprio e dall’orgoglio intellettuale, che vien fatto di domandarci se veramente porterà frutti per l’eternità. Non pochi artisti, letterati, e molti uomini politici s’elevano ben poco sopra questo livello di un’attività puramente umana e, tutto considerato, assai esteriore» (pp. 18-19).

La superbia degli intellettuali a cui fa riferimento il grande teologo domenicano, nell’età contemporanea si è estesa a gran parte dei membri della società scristianizzata occidentale e le anime hanno perso la peculiarità tipica dei membri appartenenti alla Chiesa di Roma: l’umiltà, regina delle qualità di un autentico cattolico. La superbia dei protestanti ha contaminato la Chiesa cattolica, che oggi pensa la misericordia indistinta di un Dio privato di Giustizia. «Molti sembrano pensare che, in ultima analisi, ciò che conta è di salvarsi, e non è quindi necessario essere un santo. […] se vogliamo salvarci dobbiamo prendere la via della salvezza, e questa è in pari tempo quella della santità. In cielo non vi saranno che dei santi, sia che vi siano entrati immediatamente dopo la loro morte, sia che abbiano avuto bisogno di essere purificati nel purgatorio. Nessun entra in cielo se non ha quella santità che consiste nell’essere puro da ogni macchia. Perché un’anima possa godere per sempre della visione di Dio […] ogni colpa anche veniale deve essere cancellata, e la pena dovuta al peccato scontata o rimessa. Se un’anima entrasse in cielo prima della remissione totale delle sue colpe, non potrebbe restarvi, e da se stessa precipiterebbe nel purgatorio per esservi purificata. La vita interiore del giusto che tende a Dio, e che già vive di lui, è veramente l’unica cosa necessaria» (p. 19). L’unica cosa davvero necessaria è la vita interiore e la vita interiore, senza confessione, è impossibile e il confessore è chiamato a redimere i peccati quando il penitente è veramente conscio delle colpe commesse. Chi pensa di andare dal confessore per essere giustificato nel proprio peccato è fuori strada, come fuori strada è quella Chiesa della misericordia che rende lecito ciò che lecito non è agli occhi di Dio. La Chiesa ecumenica scaturita dopo il Concilio Vaticano II è contraria alle leggi del Vangelo, agli insegnamenti di Cristo. Appartenere alla Chiesa di Cristo significa tendere alla perfezione e tendere alla perfezione significa santificarsi. «È evidente che per essere un santo non è indispensabile aver ricevuto una cultura intellettuale, e spiegare grande attività esteriore; basta vivere profondamente di Dio. È appunto quanto vediamo nei santi della chiesa primitiva, di cui molti erano povera gente, e magari anche schiavi; come possiamo vedere in San Francesco, in San Benedetto Giuseppe Labre, nel Curato d’Ars e in tanti altri. Tutti hanno compreso profondamente questa parola del Salvatore: “A che serve guadagnare il mondo intero, se poi perdiamo l’anima? (Mt 16, 26). Se salviamo tante cose per salvare la vita del corpo, che dopo tutto dovrà morire, come non dobbiamo esser pronti a tutto sacrificare per salvare la vita dell’anima destinata a durare in eterno? E non deve l’uomo amare la vita dell’anima destinata a durare in eterno? E non deve l’uomo amare la propria anima più del suo corpo? “Che darà un uomo in cambio dell’anima sua?”, soggiunge il Salvatore (ibid.) Unum est necessarium, dice pure Gesù (Lc 10, 42)» (p. 20). Una sola cosa è necessaria.

(1-continua)

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5 commenti su “Scriptorium – Recensioni. Rubrica quindicinale di Cristina Siccardi”

  1. come studente dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano mi è capitato, durante una lezione, di considerare che il confessionale non è un centro di ascolto ma il luogo dove riconciliarsi con Dio. Il docente ha reagito polemicamente dicendo ‘non accetto la provocazione’ e lanciandosi in una difesa d’ufficio del valore di ascoltare l’altro (che in quel contesto era una considerazione non pertinente). Anche nella società civile nei casi di cronaca nera non esiste più la confessione del proprio reato perchè l’importante è negare, negare, negare sempre. Non stupisce se poi i confessionali sono vuoti e le file a ricevere la comunione interminabili (credo infatti che più dell’80% dei presenti si accosti alla s.Comunione; spero siano tutti in ‘grazia di Dio’ ma molte volte l’atteggiamento è quello di chi ritira un dépliant). Sarebbe utile se i sacerdoti durante le omelie parlassero delle condizioni per accostarsi alla s.Comunione ma il docente a cui mi riferisco ha banalizzato la considerazione dicendo ‘e così abbiamo trovato il colpevole…’

  2. Luca Checcucci

    Io sarò fissato, ma finché la Chiesa non insegnerà convintamente che questa vita terrena non ha un valore in sé, ma è solo uno strumento, una moneta per acquistare il paradiso, per me non fa il suo dovere. Una Chiesa preoccupata di salvaguardare solo il sociale non è la Chiesa, è un sindacato.
    Ecco perché la gente si accosta al confessionale cercando di risolvere problemi economici e sociali; purché la Chiesa ha fatto capire di essere qui per questo. Che miseria !!!! Che tristezza !!! Che spreco !!!! La Chiesa è stata istituita per dare senso vero alla nostra esistenza, non per insegnare a passare alla meno peggio una vita terrena destinata comunque a finire.
    “Chi vuol salvare la propria vita la perderà “. È come dire:”Chi si accontenta di questa rinuncia a quella eterna”.

    1. Bene ha detto Luca. Concordo grazie! La nostra anima è immortale e ne sente profondamente il richiamo e la nostalgia. La salvezza eterna vale ogni sacrificio.

  3. normanno Malaguti

    Libro straordinario, straordinario commento. Attendo il seguito. Impossibile farlo mancare!
    Complimenti, come sempre, alla Dottoressa Cristina Siccardi.

  4. Molti parroci ormai si sono trasformati in operatori sociali.Organizzano la gita,la spaghettata,il torneo di burracu.Parlano nelle omelie di problemi sociali o di un cristianesimo buonista e annacquato in cui tutti si ritrovano perché è ciò che vogliono sentirsi dire.Scrivo questo con molta amarezza,avrei tanto altro da scrivere.Che il Signore ci aiuti!

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