SCRIPTORIUM – rubrica quindicinale di Cristina Siccardi

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Finalmente se ne parla. A fare da traino un romanzo storico di Elisabetta Sala, L’esecuzione della giustizia (D’Ettoris Editori) e il film storico Gunpowder. Ci stiamo addentrando in quello che fu la cosiddetta «Congiura delle polveri» nell’Inghilterra anglicana del 1605. Il 5 novembre di quell’anno Londra si svegliò con questa notizia: i cattolici avevano preparato tutto per far saltare il Parlamento, Re Giacomo I, la famiglia reale, i ministri, i Lords. Nella cantina sottostante il Parlamento stesso era stata, infatti, trovata un’enorme quantità di polvere da sparo e la persona che avrebbe dovuto appiccare il fuoco alla miccia. L’atto era stato scoperto e sventato dal Governo inglese. Quella sera tutte le campane di Londra suonarono a festa.

Solo due giorni dopo si ebbero le prime informazioni ufficiali. Per ordine del Segretario del Re, Robert Cecil, il Governo pubblicò, il 7 novembre, una relazione, riveduta e aggiornata ancora due giorni dopo, che doveva notificare l’attentato e le sue circostanze ai principi stranieri: venne titolata La veridica e completa relazione, che con l’aggiunta di un discorso del Re, di alcune testimonianze dei congiurati e nuove modificazioni, uscì poi in terza edizione, nel marzo seguente, con il titolo King’s Book. Secondo la versione del Governo, dopo la chiusura del Parlamento nel febbraio 1604, che aveva confermato le leggi anticattoliche di Elisabetta I, già nel mese successivo, il nobile cattolico Robert Catesby, insieme a Thomas Winter, Jack Wright, Thomas Percy e Guy Fawkes decisero di fermare la nuova persecuzione anticattolica con la violenza. Ai cinque ideatori si aggiunsero in seguito Thomas Bates, Robert Keyes, Robert Wintour, Christopher Wright, John Grant, Ambrose Rookwood. A finanziare l’impresa furono i facoltosi Everard Digby e Francis Tresham.

Si tratta di una storia architettata ad arte per gettare fango a palate contro i «papisti». La veridica e completa relazione  è ricca di stridenti contraddizioni che fanno pensare ad una narrazione manipolata a dovere. Da notare che le polveri si erano deteriorate, quindi, se i colpevoli non fossero stati scoperti, la congiura non avrebbe comunque rappresentato un pericolo. È molto probabile, quindi, che il Governo fosse da lungo tempo a conoscenza delle macchinazioni dei complottisti e fingesse di non accorgersene, lasciando procedere l’impresa fino al punto giudicato necessario ad una scoperta sensazionale da sfruttare abilmente sull’opinione pubblica per accrescere l’odio dei protestanti contro gli inglesi rimasti cattolici, contro i Gesuiti, con i quali i congiurati erano in contatto, ma i cui propositi erano stati rivelati solo nel confessionale (da qui il sacro vincolo del segreto che il sacerdote è tenuto a mantenere) e contro tutta la Chiesa di Roma. D’altra parte non era un metodo nuovo, già ai tempi di Elisabetta I numerose erano state le congiure inventate da uomini di Governo e poi avevano sventato per mostrare il loro zelo alla Regina, conservando il loro posto di fiducia. Cosa che nella miniserie storica Gunpowder con Kit Harington e Liv Tyler, andata in onda il 19 e 20 marzo scorso su Focus (canale 56) – uscita fra ottobre e novembre 2017 su BBC One nel Regno Unito – è emersa maestralmente nella figura del torbido e sordido Robert Cecil. Kit Harington ha interpretato al meglio Robert Catesby, del quale l’attore è un diretto discendente. Il cast principale comprende anche Liv Tyler (già presente ne Il Signore degli Anelli), Mark Gatiss (Sherlock) e Peter Mullan (Ozark), nei ruoli rispettivamente di Anne Vaux, Robert Cecil e Henry Garnet; figurano poi Tom Cullen (Knightfall) nei panni di Guy Fawkes, David Bamber (Borg McEnroe) in quelli di Henry Percy ed Edward Holcroft (L’altra Grace) in quelli di Thomas Wintour. Il film Gunpowder, curato e bene impostato, è stato diretto dal britannico Jonathan Blakeson.

Elisabetta Sala, docente di storia e letteratura inglese e autrice di valenti saggi su Enrico VIII, Elisabetta I e Shakespeare, propone ora un tema tanto avvincente, quanto importante per fare luce su un’Inghilterra che ha imposto un’eresia orribilmente crudele, versando odio e sangue nelle sue leggi e sulle sue strade. L’autrice, attraverso il procedere incalzante della trama e della narrazione, ci introduce nel plumbeo e nefasto quotidiano di uno dei più tragici regimi totalitari della Storia. Spionaggio e persecuzione, delazione e cattura, espropriazione e rovina delle famiglie implicate, prigionia nella lugubre Torre di Londra e orribili torture, processioni di morte e patiboli si avvicendano in queste pagine, dove però, nonostante i temi trattati, si respira la speranza cattolica. Speranza incarnata dal protagonista, Jack Digby, figlio di uno dei congiurati giustiziati, sottoposto alla rieducazione statale, ma che lui subisce apparentemente perché non rinuncia alla verità a cui vuole arrivare per amore sia del padre che della verità in se stessa. Speranza incarnata nell’arte di William Shakespeare, il drammaturgo che dissimulò la sua cattolicità e che diventa qui strumento della Sala per farne punto di riferimento della dissidenza, attraverso opere come Romeo e Giulietta, Macbeth, La Tempesta. E sebbene le spie alitino ingorde sul Bardo dell’Avon, egli schernirà loro e lo Stato.

Catesby è stato il personaggio centrale della Congiura delle polveri, in quanto primo ideatore e massimo fautore del complotto. Domenica 20 maggio 1604 si tenne la prima riunione tra Robert Catesby, Guy Fawkes, Tom Wintour, Jack Wright e Thomas Percy in una locanda chiamata Duck and Drak. Robert Catesby era nato nel Warwickshire in una famiglia cattolica. All’età di diciannove anni aveva sposato una ragazza di famiglia protestante, con questo matrimonio si liberò del marchio cattolico agli occhi delle autorità; ma dopo sei anni di matrimonio la consorte morì. I Gesuiti, sui quali più tardi si volle far cadere tutta la colpa, si comportarono in quel tragico frangente in modo tale che la loro innocenza non può storicamente essere negata. Catesby sentì la necessità di parlare del piano a Padre Tesimond S.J. sotto forma di confessione. Tesimond, con il consenso del suo penitente, andò dal suo superiore, Padre Garnet, per dividere con lui il peso di quello che gli era stato rivelato. Garnet, pur non essendo favorevole a questo piano, non poté rivelare a nessuno ciò che sapeva. Tuttavia, pur non potendo utilizzare quelle informazioni, non era detto che padre Garnet dovesse permettere che le cose andassero avanti. Scrisse perciò una lettera a Papa Paolo V, dove veniva chiesto di emanare un breve editto contro l’uso della forza armata, usando come pretesto i disordini avvenuti nel Galles fra i cattolici nonconformisti. Scrisse poi al Preposito generale della Compagnia di Gesù a Roma, Claudio Acquaviva, confidandogli di avere già impedito in quattro occasioni il ricorso alla violenza, c’era quindi il pericolo che qualcuno potesse usare la forza contro il Re d’Inghilterra.

Quanto più si avvicinava il momento fatale, tanto più qualcuno almeno dei congiurati si sentiva preso nelle strette del rimorso, perché fra i parlamentari alcuni erano cattolici e avrebbero dovuto perire innocentemente. Per esempio Percy era al servizio del Duca di Northumberland; Tresham era imparentato con Lord Stourton e Lord Monteagle. Tresham il 28 ottobre scrisse a quest’ultimo, avvisandolo con termini misteriosi di non trovarsi presente il 5 novembre alla seduta del Parlamento. Il Lord passò la lettera al Segretario Cecil, che a sua volta, il 2 novembre, la mostrò al Sovrano. E la tragedia divenne tragicommedia, giacché Governo e Sovrano già sapevano…

Perfidia e crudeltà di Giacomo I e del suo Segretario si scatenano. Nessun riguardo per la verità e la giustizia per questo regime totalitario, proprio come accadrà secoli dopo nell’Unione Sovietica, nella Germania nazista e nella Cina di Mao. Falsità volute e perpetrate, soppressioni, falsificazioni, tutto serve pur di infliggere all’odiata Chiesa la rovina più dolorosa attraverso anche l’aumento delle torture efferate, delle impiccagioni, degli squartamenti, delle decapitazioni. Prima ancora di catturare tutti i congiurati e quindi di averli interrogati, prima di ottenere qualsiasi confessione da Fawkes, fin dal 7 novembre esce la prima relazione del Governo che pubblica, da fonti sconosciute, tutti i nomi dei congiurati, tranne quello di Tresham.

Il 9 novembre Giacono I, nel discorso di fronte al Parlamento dichiara responsabile della cospirazione il Papa e la sua dottrina:

«Non mai, né i Turchi, né i Giudei, né gli idolatri; non mai i pagani di Calicut, che adorano il diavolo e soprattutto non mai nessun’altra setta ha osato affermare, fondandosi sulla sua religione, che sia permesso, o, come i cattolici dicono, meritorio uccidere il principe o cooperare alla caduta della costituzione. Senza dubbio anche fra i Papi vi furono uomini onorabili, i quali non conobbero o non prestarono fede a queste terribili e maledette leggi del papato, che è il “mysterium iniquitatis”; perciò non tutti i papisti nostri maggiori devono essere esclusi alla vita eterna. Ma nessuno che abbia piena cognizione dei fondamenti di questa superstizione ha diritto al nome di vero cristiano o di buon cittadino”» (Celestino Testore S.J., Il primato spirituale di Pietro difeso dal sangue dei martiri inglesi, Soc. Tip. A. Macioce & Pisani, Isola del Liri 1929, pp. 310-311).

Negli interrogatori non si domandò tanto il come, il quando, i mezzi della congiura, quanto piuttosto si cercò di avere delle confessioni contro i sacerdoti. Ma i congiurati non tradirono nessun prete. Si giunse a conoscere il nome di tre Gesuiti: Padre Greenway, Padre Garnet, Padre Gerard; ma su di essi nessuna accusa fu mossa dai congiurati. Nonostante ciò, d’ora in poi, il Governo parlerà, nei documenti ufficiali, come se Gesuiti e Papa fossero i primi colpevoli. Il 21 gennaio 1606 si ordinò una festa speciale di ringraziamento per la liberazione del Re. Nell’introduzione al proclama si indicano come autori dell’attentato «molti malvagi e diabolici papisti, gesuiti e preti seminaristi, pieni d’odio perché la nazione si trova nel pieno e libero possesso dell’Evangelo sotto il più grande, il più dotto, il più pio di tutti i sovrani, che mai siano saliti al trono» (Ibid., p. 312).

Fra i corposi faldoni di documenti è presente quello di somma accusa, con cui il 26 gennaio 1604 i congiurati sono dichiarati colpevoli di alto tradimento, ivi si legge: «Con intenzioni traditrici Enrico Garnet, Oswaldo Tesmondo (cioè P. Greenway), Giovanni Gerard e altri gesuiti insieme uniti, avevano deciso con malvagità, insidie e tradimento che il re, la nobiltà, il clero e il popolo erano eretici, decaduti dalla chiesa, e avevano perciò istigato i congiurati e i loro complici non più in vita, alla strage» (Ibid., pp. 312-113). Tutto questo prima ancora di aver preso gli stessi Gesuiti. Padre Garnet sarà giustiziato, mentre Padre Gerard e Padre Greennway riuscirono a fuggire in continente.

Lord Cecil con la Congiura delle polveri si liberò di quegli avversari politici che si trovavano ancora fra i cattolici; mentre a Giacomo I fornì un mezzo efficace per sterminare la Chiesa di Roma nella sua nazione, nonostante fosse evidente che il Cattolicesimo non aveva nulla a che fare con il gruppo di rivoltosi e le splendide e fondate apologie che circolavano su Padre Garnet e Padre Gerad manifestavano chiaramente l’innocenza dei perseguitati. Così il Parlamento, aperto il 21 gennaio 1606, acuì ancor più le leggi di persecuzione, approvate poi il 21 di maggio. Ma non fu tutto. Venne prescritto il giuramento di fedeltà, concepito in maniera subdola, distruggendo, di fatto, ogni verità cattolica e l’unità della Chiesa. Fu un’arma terribile: chi rifiutava di fare il giuramento contro il primato del Papa era spietatamente condannato e condotto al patibolo fra mille tormenti.

La storia cattolica e quella dei gloriosi martiri d’Inghilterra, uccisi per la fede sotto Enrico VIIII, Elisabetta I, Giacomo I, Carlo I, Cromwell e Carlo II non può più essere sepolta nelle biblioteche. Con L’esecuzione della giustizia e Gunpowder si è iniziato a fare chiarezza come è già provvidenzialmente avvenuto per il genocidio dei Vandeani e per i Cristeros. Se il Tempo è galantuomo, la Storia è gentildonna.

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2 commenti su “SCRIPTORIUM – rubrica quindicinale di Cristina Siccardi”

  1. Le torture subite dai cattolici per lungo tempo dopo lo scisma del fosco assassino Enrico VIII sono inenarrabili. Bel vanto per gli inglesi e per i loro re (capi senza ritegno di una chiesa dalle fondamenta insanguinate), fino alla regina attuale e a tutta la sua famiglia, protagonista impavida di mille scandali tuttora in corso d’opera. Personaggi che se non fosse per l’alone di immoralità che li contraddistingue, apparirebbero adeguatamente in qualche operetta, per giunta di basso pregio.

  2. Imprescindibile per la comprensione di questo evento storico così importante per i cattolici inglesi è il documentato saggio La Congiura delle Polveri di Antonia Fraser ormai reperibile solo nella rete . E poi la trilogia storica scritta da Robert Hugh Benson edita da Fede & Cultura sulle persecuzioni ai cattolici:” Con quale autorita’ ? ” ” Il,trionfo del Re” ” Vieni ruota ! Vieni Forca!” Assolutamente imperdibili.

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