Scriptorium – Recensioni – rubrica del sabato di Cristina Siccardi

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Recensioni  –  rubrica del sabato di Cristina Siccardi

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Sulla Giustizia – di Marcel De Corte. … il realismo è la vocazione della filosofia, di ogni autentica filosofia. Diverse, infatti, possono essere le vie attraverso le quali si giunge a cogliere la realtà. I percorsi filosofici sono plurali ma la filosofia è una sola, poiché una sola è la verità. Il metodo è opinabile, il risultato no

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zzdcrtLa sua è stata definita «filosofia del realismo integrale e della fedeltà» e il suo pensiero, come disse Augusto Del Noce, è un «aristotelismo cristiano»; stiamo parlando di Marcel De Corte (1905-1994), il filosofo di Liegi. Questo autore, alla luce della filosofia tomista, sfida i cambiamenti sociali e le trasformazioni nate dalla Rivoluzione francese, la quale ha portato alla cosiddetta società «moderna».  L’egualitarismo, l’ urbanizzazione, il marxismo o la globalizzazione sono per lui tante manifestazioni di disgregazione sociale e morale di un uomo che ha perso il senso trascendente della vita.

Scrive Danilo Castellano nella prefazione al breve e denso saggio di Marcel De Corte, Sulla giustizia (Cantagalli):

«Dire che Marcel De Corte è filosofo del realismo integrale e della fedeltà significa dire che fu semplicemente filosofo. La filosofia, infatti, non può che essere realistica, vale a dire essa deve, per il suo stesso statuto epistemologico, “cogliere” la realtà, non “inventarla” o “costruirla” elaborando sistemi o inseguendo utopie. Sotto questo profilo il realismo è la vocazione della filosofia, di ogni autentica filosofia. Diverse, infatti, possono essere le vie attraverso le quali si giunge a cogliere la realtà. I percorsi filosofici sono plurali ma la filosofia è una sola, poiché una sola è la verità. Il metodo è opinabile, il risultato no» (p.7 ).

Autore di una ventina di monografie, dedicate sia alla filosofia antica che a quella moderna e di centinaia di altri scritti, De Corte divenne il filosofo ispiratore della rivista «Itinéraires» di Parigi. La sua vita pubblica fu integra, come la sua vita privata: sposò Marie Panier, dalla quale ebbe cinque figli. Un uomo coerente e cosciente che le verità dichiarate non sono soltanto da diffondere, ma vanno vissute in primis.

Nel testo Sulla giustizia De Corte considera che il razionalismo ha reso mitologia anche la giustizia e ciò deriva da un credo gnostico dell’uomo moderno. Tutte le dottrine di matrice gnostica, infatti, affermano che è l’ordinamento giuridico condizione del diritto e della giustizia, non viceversa. Se ogni ordinamento, però, costituisce un ordine, si avranno tante giustizie quanti sono gli ordinamenti parziali; ma in tal modo viene preclusa la possibilità di conoscere il reale ordine delle cose, ovvero lordine. In definitiva, l’uomo moderno rivendica il potere di istituire l’ordine attraverso l’ordinamento inteso come insieme di norme positive o come insieme di poteri: l’ordine sarebbe l’ordine del “sistema”, non l’ordine imposto attraverso il “sistema”, perché ordine della realtà. «La giustizia, in altre parole, sarebbe il prodotto della volontà/potere dell’uomo, sia essa la volontà/potere del singolo (sovranità di uno solo; per esempi di Napoleone I) sia essa la volontà/potere di un’identità collettiva (sovranità popolare delle democrazie moderne)» (p. 12).

Essendo il razionalismo un progetto ideologico creato a tavolino, esso è costretto a dare contenuto al singolo ordinamento. Ecco che esistono mille generi di giustizia: «liberale», «socialista», «costituzionale», «amministrativa»… L’aggettivazione è una necessità perché dà contenuto al concetto di giustizia che, altrimenti, con reggerebbe da solo, proprio perché sganciato dalla realtà oggettiva che presuppone un unico ordinamento.

Il libro De la jusitice venne pubblicato in un primo tempo in due puntate su «Itinéraires» e, in seguito, in un volumetto, ed esso fa parte di un più ampio lavoro che De Corte ha dedicato alle quattro virtù cardinali: De la justice (1973), De la prudence. La plus humanine des virtus (1974), De la force (1980), De la tempérance (1982). Sono opere della maturità, opere di saggezza di un filosofo che, attingendo dalla migliore filosofia antica e dal pensiero cristiano, è libero di cogliere con buon senso l’uomo nella sua concretezza, l’uomo che non vive di utopie e demagogie, né di astrazioni, né di illusioni, ma l’uomo che ha i piedi piantati nella terra e lo sguardo rivolto al Cielo.

In questo esplicativo trattato De Corte punta lo sguardo sulla famiglia, attualmente minacciata e aggredita in ogni senso, e ne parla nel capitolo dedicato al «Bene comune», il quale parte, inevitabilmente, proprio dal nucleo familiare:

«Pensiamo innanzitutto all’esistenza, il più grande dei beni, radice di tutti gli altri, della quale siamo debitori ai nostri genitori e che ci mette in relazione con i beni comuni capitali di cui la famiglia è depositaria. Non è certo per vano lirismo romantico che La Martine canta “la famiglia, compendio del mondo”. Senza dubbio essa è, in un certo senso, il dominio del privato per eccellenza, ma in altro senso, più elevato, è essa stessa, e non l’individuo solitario, a rappresentare il microcosmo in cui l’universo e il suo Principio si rispecchiano» (p. 23).

La gnosi, sulla quale è centrata la filosofia moderna, basa tutto sulla conoscenza esperienziale: lo gnostico non crede, perché la fede è inferiore alla gnosi; è quindi centrato su di sé e la visione gnostica della vita è per lui un’appassionata soggettività. Lo gnostico è superbamente padrone delle cose e di sé e deve dare conto, in pratica, alla Rivoluzione in corso. Proprio la gnosi ha portato alla «Rivoluzione sessuale», alla «Rivoluzione sociale», alla «Rivoluzione scientifico-tecnologica» (scientismo), alla «Rivoluzione del gender»… e anche la cristianità è rimasta carpita dalle maglie gnostiche e vischiose di tali ribellioni all’ordine costituito da Dio, Creatore di ogni cosa e di ogni essere. Pure molti uomini di Chiesa sono saliti sul treno rivoluzionario. Marcel De Corte si è opposto, ha resistito e non è salito.

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Sulla Giustizia – di Marcel De Corte – ed. Cantagalli (pag. 136, € 9,00) – per acquisti on line inviare una mail a info@riscossacristiana.it . Per le modalità di pagamento, clicca qui 

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2 commenti su “Scriptorium – Recensioni – rubrica del sabato di Cristina Siccardi”

  1. Normanno Malguti

    Magnifico articolo su un magnifico pensatore! ancora una volta, mi felicito e La ringrazio per il libro pregnante che mi procurerò prossimamente, poiché mi ha convinto ad approfondire la conoscenza di questo grande Autore cristiano che, mi vergogno a dirlo, conoscevo soltanto di transenna.

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