Scriptorium – Recensioni – rubrica del sabato di Cristina Siccardi

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Recensioni  –  rubrica del sabato di Cristina Siccardi

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Due libri contrapponiamo oggi, due libri che propongono due prospettive diametralmente opposte di femminilità, due libri che si respingono a vicenda: uno denso di fede e di ragionevolezza, ed uno ateo e che fa del male.

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zzghrdnIl saggio di cui invitiamo alla lettura è quello di Monsignor Brunero Gherardini, Tu mio piccolo Io. Dina Bélanguer e il suo carisma. Una ricostruzione storica. Il grande teologo Gherardini si è occupato della beata canadese Maria di Santa Cecilia (al secolo Romana Bélanger), vergine professa della Congregazione delle Religiose di Gesù e Maria, la quale sopportò per molti anni una grave malattia, confidando sempre e solo in Dio. È stata beatificata il 20 marzo 1993.

Romana Belangér (Quebec, Canada, 30 aprile 1897 – Sillery, Quebec, 4 settembre 1929), dopo molte e sofferte battaglie interiori, decide di consacrarsi al Signore. Nel 1922 entra nell’Istituto delle Religiose di Gesù-Maria e diventa insegnante di musica in alcune scuole gestite dalla congregazione a cui ha aderito. Con l’entrata in convento a ventiquattro, suor Maria Dina, che eccelle al pianoforte sia in esecuzione che in composizione, volge le spalle ad una promettente carriera di concertista. Continua comunque ad esercitare il suo straordinario talento, nonostante una dolorosa e lunga tubercolosi, che la porterà al trapasso a soli 32 anni. La sua intensa vita mistica è narrata nell’Autobiografia. Un canto d’amore, diario scritto nell’ultimo periodo della sua esistenza, che ella compilò per obbedienza ai superiori.

Riportiamo qui il racconto di uno dei tanti incontri che ebbe con Cristo, il suo dolcissimo Sposo. Risale al 7 aprile 1927:

«Dal 20 marzo la malattia mi costringe a letto. Stamattina prima della comunione, il Signore m’ha presentato il soggetto delle mie considerazioni per questi due giorni, e cioè “il dolore inflitto al suo Cuore agonizzante dell’inutilità delle sue sofferenze per un numero così grande di anime”. Al momento della comunione m’ha donato il suo calice benedetto. Durante il ringraziamento m’ha fatto vedere, in spirito, coloro che, a milioni e milioni, correvano verso l’eterna perdizione, seguendo Satana. E lui il Salvatore, circondato da un piccolo numero di anime fedeli, stava soffrendo, ma invano, per tutti quei peccatori. Il suo Cuore li vedeva cadere, a migliaia, nell’inferno. A tale vista gli ho detto: “Gesù mio, da parte tua la redenzione fu completa; ma allora che cosa può mancare, dal momento che tante anime si perdono?”. Mi ha risposto: “La ragione è che le anime pie non s’associano abbastanza alle mie sofferenze”».

Tutto ciò non può non ricordare ciò che disse la Madonna a Fatima dieci anni prima.

Proprio sul tema dell’inferno così scrive sul suo Diario nel mese di dicembre del 1903:

«Mi hanno detto che un prete, un religioso, allontanatosi dalla retta via, insegnava una dottrina contraria a quella della Chiesa e negava l’esistenza dell’inferno, allegando il motivo che Dio è troppo buono, che ha troppo amore per punire eternamente. Mio Dio, come è triste vedere coloro che dovrebbero essere la luce del mondo e le colonne della Chiesa, gettare nelle tenebre delle anime e rovesciare le fondamenta della fede! Ma è proprio perché credo al tuo Amore, o mio Dio così’ grande, potente e buono, che io credo all’inferno».

Questo libro di Monsignor Gherardini è bello e fa bene alle anime, indicando a quali altezze può giungere la donna.

Scrive l’autore:

«Il lettore desideroso d’una biografia puramente agiografica ed edificante della giovane Religiosa canadese rimarrà presumibilmente insoddisfatto: questa, pur descrivendo la santità d’una mistica del nostro tempo ed usufruendo d’un materiale di rara efficacia sul piano agiografico ed esemplaristico, non ha in ciò la sua primaria finalità. Anche il lettore che prendesse in mano il mio libro, aspettandosi dalle sue pagine varietà e movimento di personaggi ed eventi, trame avventurose ed intrecci avvincenti, alternanze di situazioni romanzesche e taglio narrativo ad effetto, si troverà alla fine con il famoso pugno di mosche tra le dita. Per non rimanerne deluso, dovrebbe abbandonar in partenza l’idea del romanzo. Quella da me ricostruita è semplicemente una biografia aggiornata che, sulla scorta della documentazione disponibile, cerca di legger i fatti attraverso i quali Dina Bélanger pervenne ai vertici della santità.  E di quale santità!».

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Il testo che invitiamo a non comprare  è Americanah  di Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice nigeriana di etnia igbo. L’autrice si dichiara femminista, ovvero «una persona che crede nell’uguaglianza sociale, politica ed economica tra i sessi», parole vuote e prive di senso logico, che conducono alla perdizione di sé e del prossimo. Adichie ha dichiarato di essere una femminista in occasione dell’evento musicale americano TEDxEuston nel dicembre del 2012, con il suo intervento dal titolo: Dovremmo essere tutti femministe, discorso utilizzato nella canzone del 2013 Flawless della cantante americana Beyoncé. Anche l’attrice Emma Watson, che interpreta Hermione nella saga poco raccomandabile di Harry Potter, ha ripresto i concetti di Adichie per propugnare il femminismo in un discorso che fece alle Nazioni Unite nel 2014. Insomma, un concentrato di errori, di scristianizzazione e secolarizzazione che viene pubblicizzato e diffuso dai potenti canali del potere; proprio per questo Americanah ha vinto il National Book Critics Circle Award, è stato uno dei cinque migliori romanzi del 2013 sul «New York Times» e tra le svariate altre menzioni è stato selezionato tra i migliori libri dell’anno su Goodreads… tutte garanzie per dirci che siamo di fronte ad un libro killer, omicida di valori. Tanti premi mondani per un’opera dove la donna perde la sua identità.

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Tu, il mio piccolo Io – di Brunero Gherardini – ed. Fontana di Siloe – gruppo Lindau (pag. 456, € 26,00) – per acquisti on line inviare una mail a info@riscossacristiana.it . Per le modalità di pagamento, clicca qui 

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