speciale CULMEN ET FONS: la Veglia Pasquale – di Andrea Maccabiani

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La veglia pasquale è la madre di tutte le veglie, è la celebrazione liturgica più importante di tutto l’anno. Nella Chiesa antica aveva una grande importanza, un pò meno al giorno d’oggi dove può sembrare una semplice “prefestiva” oppure una cerimonia lunga e noiosa. La crisi spirituale che investe la cattolicità si misura principalmente dal modo in cui i fedeli si approcciano alla solennità più grande dell’anno liturgico celebrando la Pasqua del Signore.

La notte del sabato hanno luogo tre celebrazioni liturgiche unite tra loro: la Veglia, la S. Messa e le Lodi Mattutine. La veglia è composta da diversi momenti:

– la benedizione del fuoco all’esterno della chiesa e l’accensione del cero pasquale, simbolo di Cristo Risorto, luce che illumina le tenebre, vita che vince la morte e il peccato. Sul cero viene incisa una croce e incastonati 5 grani di incenso simboleggianti le 5 piaghe portate dal Risorto come segno di vittoria. Inoltre vi è scritto l’anno in corso e le lettere greche alfa e omega. Il sacerdote o il diacono quindi entra nella chiesa buia e intona per tre volte il “Lumen Christi” a cui il popolo risponde “Deo Gratias”. Il cero viene quindi posto su un basamento al centro del presbiterio e vengono accese le candele dei fedeli e le luci della chiesa. Il sacerdote o il diacono intona quindi l’inno “Exultet” rivolto verso il cero. Riporto di seguito il testo in italiano del messale di Paolo VI:

 

Esulti il coro degli angeli,
esulti l’assemblea celeste:
un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto.
Gioisca la terra inondata da così grande splendore;
la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo.
Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore,
e questo tempio tutto risuoni
per le acclamazioni del popolo in festa.
E voi, fratelli carissimi,
qui radunati nella solare chiarezza di questa nuova luce,
invocate con me la misericordia di Dio onnipotente.
Egli che mi ha chiamato, senza alcun merito,
nel numero dei suoi ministri, irradi il suo mirabile fulgore,
perché sia piena e perfetta la lode di questo cero.

Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito.

In alto i nostri cuori.
Sono rivolti al Signore.

Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
È cosa buona e giusta.

È veramente cosa buona e giusta
esprimere con il canto l’esultanza dello spirito,
e inneggiare al Dio invisibile, Padre onnipotente,
e al suo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.

Egli ha pagato per noi all’eterno Padre il debito di Adamo,
e con il sangue sparso per la nostra salvezza
ha cancellato la condanna della colpa antica.
Questa è la vera Pasqua, in cui è ucciso il vero Agnello,
che con il suo sangue consacra le case dei fedeli.
Questa è la notte in cui hai liberato i figli di Israele, nostri padri,
dalla schiavitù dell’Egitto,
e li hai fatti passare illesi attraverso il Mar Rosso.
Questa è la notte in cui hai vinto le tenebre del peccato
con lo splendore della colonna di fuoco.
Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo
dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo,
li consacra all’amore del Padre
e li unisce nella comunione dei santi.
Questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte,
risorge vincitore dal sepolcro.
Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti.
O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà:
per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio!
Davvero era necessario il peccato di Adamo,
che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!
O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere
il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dagli inferi.
Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno,
e sarà fonte di luce per la mia delizia.
Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,
lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori,
la gioia agli afflitti.
Dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti,
promuove la concordia e la pace.
O notte veramente gloriosa,
che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo creatore!
In questa notte di grazia accogli, Padre santo, il sacrificio di lode,
che la Chiesa ti offre per mano dei suoi ministri,
nella solenne liturgia del cero,
frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce.
Riconosciamo nella colonna dell’Esodo
gli antichi presagi di questo lume pasquale
che un fuoco ardente ha acceso in onore di Dio.
Pur diviso in tante fiammelle non estingue il suo vivo splendore,
ma si accresce nel consumarsi della cera
che l’ape madre ha prodotto
per alimentare questa preziosa lampada.
Ti preghiamo, dunque, Signore, che questo cero,
offerto in onore del tuo nome
per illuminare l’oscurità di questa notte,
risplenda di luce che mai si spegne.
Salga a te come profumo soave,
si confonda con le stelle del cielo.
Lo trovi acceso la stella del mattino,
questa stella che non conosce tramonto:
Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti
fa risplendere sugli uomini la sua luce serena
e vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen.

-la liturgia della Parola: terminato l’inno al cero, il diacono toglie la dalmatica bianca e prende quella violacea. La veglia continua con 4 letture, intervallate da cantici e orazioni:

Genesi 1, 1-31 2, 1-2 (la creazione)

Esodo 14, 24-31 15,1 (uscita dall’Egitto)

Isaia 4, 2-6 (promesse messianiche)

Deuteronomio 31, 22-30 (il testamento di Mosè)

-la liturgia del fonte: terminate le letture si canta la prima parte delle litanie dei santi a cui fa seguito la lunga e solenne benedizione dell’acqua battesimale, che prevede molti simboli e l’infusione degli oli santi consacrati qualche giorno prima dal vescovo nella messa crismale. Al termine della benedizione hanno luogo, se previsti, i battesimi. Nella chiesa antica aveva enorme importanza il battesimo degli adulti la notte di Pasqua: come si è detto, la quaresima era un itinerario in preparazione di questo importante sacramento. Conclusi i battesimi si canta la seconda parte delle litanie e la veglia si conclude.

Il sacerdote cambia i paramenti e indossa quelli bianchi solenni per iniziare la S. Messa di Pasqua che inizia direttamente con il Kyrie e l’incensazione dell’altare. Viene quindi cantato il Gloria durante il quale si “sciolgono” finalmente le campane che tacevano dal giovedì. Segue l’epistola al termine della quale si intona gioiosamente l’alleluja bandito dalla liturgia dalla settuagesima. L’alleluja viene ripetuto diverse volte intervallato dai versetti, quindi si canta il vangelo della Resurrezione. La S. Messa procede more solito. Dopo la S. Comunione ha luogo l’ultimo blocco celebrativo: il canto delle Lodi Mattutine che prevedono un salmo e il canto del Benedictus.

La veglia pasquale del rito moderno presenta una vistosa differenza: è sparita completamente la divisione della veglia dalla S. Messa, diventando di fatto una S. Messa arricchita dei vari riti. La benedizione del fonte (peraltro pesantemente ridimensionata nelle parole e nei gesti) e i battesimi sono stati collocati dopo l’omelia, le lodi sono state abolite. Le letture possono essere, a scelta del celebrante, in numero maggiore alle 4 del rito antico.  Il colore liturgico è il bianco sin dall’inizio.

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