Verso l’europa del non essere darwinista – di Paolo Spinetti

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tintoretto la creazione degli animali

di Paolo Spinetti

tintoretto la creazione degli animaliL’evoluzionismo, più che teoria scientifica, è diventata un credo ideologico tanto che porre altre ipotesi o metterne in dubbio anche parte della struttura significa essere fatti oggetto di scherno, di ostracismo , quando non addirittura di attacchi personali che di scientifico non hanno niente.
Sembra che la “fortuna” della teoria darwinista, più che dalle scoperte scientifiche che secondo alcuni ne sarebbero scaturite – a mia conoscenza nemmeno una! –  sia soprattutto dovuta alla possibilità offerta all’ateismo militante di escludere un intervento creativo divino, ritenuto improponibile, almeno nella sua comune accezione, e comunque assai improbabile; e poco importa l’improbabilità matematicamente ancora più marcata e di conseguenza meno convincente di un caso cui si dovrebbe ogni mutazione genetica vantaggiosa rispetto all’ambiente e quindi, in modo più o meno massivo, generatrice di specie nuove da specie preesistenti.
Poco importa l’improbabilità, nulla importa se le mutazioni genetiche casuali cui assistiamo siano o deleterie o al massimo, come nei batteri, molte siano certamente vantaggiose, ad esempio la resistenza ad un antibiotico, ma senza che i soggetti mutati diventino qualcosa di diverso dai batteri che erano e restano; e proprio il fatto che la verificata possibilità di mutazioni vantaggiose in soggetti che si replicano tanto velocemente possa renderne sì alcuni meglio adattati all’ambiente ma non abbia mai dato origine a specie nuove, rende ancora più improbabile un’evoluzione da una specie superiore ad un’altra, anche considerato il ritmo riproduttivo assai più lento e quindi i numeri infinitamente più bassi cui applicare il calcolo probabilistico; inoltre, come già rilevato, le mutazioni genetiche casuali osservate in tali specie appaiono piuttosto sfavorevoli che vantaggiose, per non parlare della loro comparsa più tardiva rispetto ad altre forme e quindi dell’ulteriore riduzione del tempo a disposizione per “evolvere”.
Ad onta di tutto ciò – e di molto altro – l’evoluzionismo è presentato dai media e dalle istituzioni accademiche come un fatto; addirittura il 4 ottobre 2007 il Consiglio d’Europa, con una specifica risoluzione (corredata da apposita Nota esplicativa) ha invitato gli Stati membri ad “opporsi  fermamente” all’insegnamento nelle scuole del creazionismo come disciplina scientifica.
Fin qui, a parte la possibile confusione con la creazione in ambito filosofico e teologico, si potrebbe anche convenire sulla sostanziale correttezza della posizione europea, se per creazionismo si intende o si intendesse trattare il Libro della Genesi come testo scientifico; ma una scienza determinata da opinioni politiche è da rigettare completamente, facendo proprie le parole del saggio Gamaliele  che, a riferendosi al nascente cristianesimo,  invitò i colleghi a non preoccuparsi troppo: se si fosse trattato di qualcosa di infondato la cosa si sarebbe estinta da sé come era accaduto in altri casi, mentre se ci fosse stato un fondamento divino (oggi potremmo dire, a proposito di una teoria, “se venisse confermata dai fatti”), ogni opposizione sarebbe stata vana. Lo stesso vale se per “creazionismo” si intendono le varie teorie del “disegno intelligente”
È strano che dei politici evidentemente  evoluzionisti convinti non capiscano quei concetti espressi  duemila anni fa: certi dell’assurdità del creazionismo, dovrebbero ritenerlo destinato all’estinzione per “selezione naturale” , senza  preoccuparsi di diventare estintori essi stessi; ed in effetti hanno fatto qualcosa di inutile (per loro) e pericoloso (per tutti):  i creazionisti che facciano riferimento alla scienza sono uno sparuto drappello che ai fatti oppone la letteralità della Genesi, quindi la raccomandazione suona inutile, come pure sembra inutile se ritiene “temibili” i quasi altrettanto minoritari sostenitori del “disegno intelligente”;  tra l’altro, se  nonostante ciò  si insiste sull’opzione in fondo “evoluzionistica” più che “evoluzionista” come questione politica,  si dà corpo al sospetto che all’aborrito creazionismo o al “disegno intelligente”  non manchino del tutto di plausibilità e possibilità di sviluppo, al di là di fanatismi e fondamentalismi.
Fin qui l’inutilità della raccomandazione, mentre il pericolo è evidente: proprio chi contesta al Sommo Pontefice il dogmatismo nelle questioni di fede,  nutre e sviluppa  un dogmatismo scientista che limita la libertà di ricerca ad un determinato filone teorico e mostra tutta l’intolleranza che attribuisce ad altri; la politica che interviene sulla scienza non per regolare alcuni aspetti della ricerca ma per determinare il vero e il falso travalica ogni suo significato e si risolve in ideologia antropologica.
Esagerato? Forse per alcuni potrebbe anche esserlo, ma più avanti svanisce ogni dubbio: sostiene infatti, la raccomandazione, che “la teoria dell’evoluzione non ha niente a che fare con la rivelazione divina, ma è fondata sui fatti”.
E quali “fatti”? C’è di che essere spaventati, e questo lo dice non un creazionista (non mi metto nemmeno a discutere la scientificità della Genesi) e nemmeno un sostenitore, almeno dal punto di vista scientifico,  del disegno intelligente, che tuttavia non risulta più problematico dell’evoluzionismo rispetto ad alcuni parametri fondamentali della “scientificità” quali la riproducibilità in esperimenti ripetibili e controllabili, o quali la consistenza, visto che se in un caso  abbiamo un  “progettista” non identificato né quantificato, nell’altro abbiamo un un “caso” altrettanto  non identificabile o quantificabile; non va meglio quanto a utilità e predittività (che sono riferibili non all’evoluzionismo ma ad alcune sue  giustificazioni come la selezione naturale) e quanto a falsificabilità (l’osservazione non può avallare né confutare il “caso”, che in ultima analisi viene ad essere un’entità cui si attribuisce la causa di qualcosa d’altro… il che ricorda tanto il ricorso al “progettista”  del “disegno intelligente” e fa sì che l’evoluzionismo  – come del resto lo stesso disegno intelligente – perda qualcosa a proposito di consistenza e di parsimonia).
C’è di che essere spaventati perché quando un’entità politica sovranazionale che punta a divenire uno stato federale vuole imporre una teoria che, per quanto condivisa (neanche poi così tanto …  ah, il saggio Gamaliele!),  è ben lontana dal poter essere definita  “fondata sui fatti”, ci troviamo di fronte all’operazione dettata  da schematismi ideologici finalizzati alla costruzione di  una nuova umanità  mediante l’omologazione (pseudo) culturale in una società che trova nel “non essere” e nel “non fare” gli unici motivi di unità: non farsi guidare moralmente dai “miti” delle religioni e,sulla base di queste, non esprimere giudizi,  non uscire dai limiti imposti dalla “scienza di stato”, non tenere in considerazione differenze palesi (vedi  la recente equiparazione dell’età pensionabile fra uomini e donne, con danno delle stesse, per affermare un principio astratto di “parità”)… insomma, riconoscere infine non la creazione dal nulla ma il nulla come creatore e come fattore di unità; il che spiega l’individualismo sempre più esasperato, la ricerca e la nascita di “nuovi diritti” (ad essi un sindacato come la CGIL ha recentemente dedicato un particolare settore organizzativo) con la conseguente necessità di regolamentazioni  sempre più minute ed occhiute ma anche la conseguente e sempre più marcata disgregazione: del resto se motivo di unità è, in un universo in evoluzione,  il nulla, cioè una ragione negativa, non c’è da stupirsene; come non c’è da stupirsi che la morale sia sempre più utilitaristica e consideri lecito tutto ciò che direttamente non danneggia – o ideologicamente si afferma che non danneggi – altri; da qui la pretesa legittimità del riconoscimento giuridico di unioni diverse da quelle tradizionali, sulla base dell’osservazione scientifica che certi comportamenti sono naturali in quanto riscontrabili in natura: verrebbe voglia di offrire, a chi sostiene tali bestialità, il cibo “naturalmente” preferito da miliardi di mosche, o più seriamente di ricordare loro comportamenti “naturali” quali il cannibalismo che si osserva in alcuni animali anche a danno dei figli;  stessa derivazione ha la pretesa legittimità di adozioni da parte di coppie omosessuali (e non a caso, tra le direttive europee, c’è quella contro la cosiddetta “omofobia” per favorire unioni e adozioni gay).
Su questo “nulla” unificante di derivazione darwinista, in realtà ateista, si afferma il positivismo giuridico che, dopo le grandi affermazioni di principio, cade miseramente nell’applicazione:  la vita è un diritto e l’infanzia va protetta (più che altro dai pochi pur se esecrabilissimi preti pedofili);  ma, oltre a voler consentire le adozioni a coppie gay, come avviene in Gran Bretagna (con qualche problema di sviluppo dell’identità, secondo le teorie freudiane che tanto piacciono o dovrebbero piacere a molti darwinisti), per un certo periodo lo stesso soggetto dell’adozione  è stato considerato mera appendice del  corpo materno di cui la madre stessa poteva liberamente disporre (la cosiddetta “autodeterminazione”), mentre , se “prodotto in vitro” sarebbe potuto diventare materiale di ricerca e manipolazione “scientifica”  fino alla distruzione o al danneggiamento irreparabile.
La vita è un diritto, ma è la legislazione, la politica, a stabilire quando comincia e  quando finisce.
Scientificamente non possiamo con certezza predire l’irreversibilità o meno di un coma, la letteratura è stracolma di “risvegli” ritenuti impossibili, e questo anche dopo tempi  lunghissimi: ma una persona in coma è sempre un costo economico notevole e, spesso, una fonte di sofferenza ritenuta inutile ed ingiustificata, soprattutto per chi crede nel “nulla” o non crede in “qualcosa”; ecco allora che in Italia la “morte cerebrale”, concetto nato tra l’altro insieme alla necessità di espianto di organi “a cuore battente”,  si aveva dopo 6 ore di elettroencefalogramma piatto in un adulto e 12 o 24, a seconda dell’età, nei bambini, mentre dal 2008, col decreto emesso da Livia Turco, anche i bambini sono osservati (si fa per dire) solo 6 ore prima di poter “staccare la spina”e magari espiantarli; ora, a parte che i termini erano incongrui anche prima in virtù di numerosi casi riportati in letteratura, è forse il progresso scientifico a dirci che il cervello di un bambino ha le stesse capacità di ripresa di un sessantenne, o non ci dice esattamente il contrario? Posto che 6 ore fossero razionalmente accettabili (e non lo sono) per un adulto, nel caso dei bambini si sarebbe dovuto andare verso un’estensione del tempo di osservazione proprio per le loro maggiori capacità di ripresa, non verso un’inconcepibile contrazione come invece è stato fatto. Da che cosa è stato dettato, allora, il “Decreto Turco”, se non dalla volontà di risparmio e magari da quella di disporre di qualche organo espiantabile in più?
Ecco a che cosa può portare la “scienza di stato”, e la raccomandazione darwinista che vorrebbe farsi – e in molti casi è – scienza di stato ne costituisce la base filosofica (si fa per dire) e (im)morale.
Il positivismo giuridico diventa “legge del più forte” e i valori diventano scelte politiche, come del resto la scienza; e la persona, embrione, feto, infante, uomo o donna che sia, diventa  funzione di una maggioranza fatta di monadi, che ritengono di avere ed esercitare diritti ma che in realtà nascono, vivono e muoiono secondo il programma ideologico del nulla utilitaristico e relativista,  con una considerazione della vita altrettanto  utilitaristica (e relativista) e la tragica consapevolezza di dover tornare a quel nulla che c’era prima della materia, e forse neanche a quello, magari solo a un po’ di polvere: quanta fatica per credere nel “non essere”, in tanti “non essere” dei quali, per di più, non può esistere certezza che non sia convinzione intima, particolarissima e personalissima, vera o falsa – non importa – quanto tutte le altre.
Su questo noi cristiani concordiamo: torneremo polvere, ma con la fede che sarà per essere e per  l’Essere, senza timore del “nulla”, con la speranza di vivere in nuovi cieli e nuova terra, e  con quella carità  che continuerà anche quando fede e speranza saranno soddisfatte;  e questo ci dà tanta gioia da continuare  ostinatamente a farci “condizionare” dalla religione, a giudicare i fatti secondo la fede e attraverso la Rivelazione,  a considerarci fratelli in quanto figli di Dio e a difendere la libertà della scienza dalla politica e dall’ideologia, non sposando aprioristicamente ed acriticamente il “darwinismo di stato” (come pure ogni “scienza di stato”) e, come teoria scientifica, neppure quella che l’Europa vorrebbe bandire, ecumenicamente convinti, col rabbino Gamaliele,  che se  “Questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!”
Negli anni ’70, in uno sketch comico, Maurizio Micheli, livornese ma con accento pugliese, invitava la “Brunetta dei Ricchi e Poveri” a farsi “punk”: “E vedrai la soddisfazione”, aggiungeva. Agli eurocrati del darwinichilismo consiglierei invece di leggere la Bibbia, anche solo come opera letteraria con romanzi di guerra e d’amore, miti, poemi e così via; magari non troverebbero la fede ma certamente perle di saggezza sulle quali meditare: “E vedranno la soddisfazione”!

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