Memorie di un’epoca – Sul massacro della Divisione Acqui, finalmente la verità: ad Acqui Terme – di Luciano Garibaldi

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 Memorie di un’epoca – rubrica mensile a cura di Luciano Garibaldi

biografie, eventi, grandi fatti, di quel periodo in cui storia e cronaca si toccano

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10 – martedì 30 dicembre 2014

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Sul massacro della Divisione Acqui, finalmente la verità: ad Acqui Terme

di Luciano Garibaldi

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Nella sede del più importante premio storico italiano, è stato presentato il libro di Massimo Filippini, fino ad oggi emarginato dalla “vulgata” resistenziale

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zzcflnFinalmente un gesto di alta sensibilità storica e umana. Domenica 30 novembre scorso, ad Acqui Terme, per iniziativa di Carlo Sburlati, organizzatore del Premio Acqui Storia (divenuto, con gli anni, il primo e il più importante premio del settore di tutta Italia), Massimo Filippini ha presentato il suo libro «I Caduti di Cefalonia: fine di un mito». E’ il terzo libro che Filippini (illustre e stimato avvocato, figlio di un ufficiale fucilato il 25 settembre 1943 dai tedeschi a Cefalonia) dedica a una delle più gravi tragedie della Seconda guerra mondiale, allo scopo di smontare la leggenda artatamente costruita per ragioni politiche su quel massacro. Non per nulla, l’Acqui Storia fu varato, ormai quasi 50 anni fa, proprio per celebrare il sacrificio dei soldati della Divisione Acqui a Cefalonia. Ma veniamo ai particolari di questo incontro, che è stato organizzato con la collaborazione del Centro europeo Giovanni Giolitti e del suo presidente, l’illustre storico Aldo A. Mola, intervenuto a presentare il libro unitamente al professor Carlo Prosperi.

Il libro di Filippini, dunque, ricostruisce tutte le operazioni militari sull’isola e, soprattutto, offre ulteriori probanti riscontri documentari. La prima, e fondamentale, smentita alla vulgata riguarda il numero dei Caduti: non diecimila – come si è continuato a far credere per quasi settant’anni – ma 1.600. Intendiamoci: nessuna dirimente per i tedeschi responsabili di avere fucilato i nostri soldati. Belve e nient’altro: questo furono i tedeschi. Ma perché, allora, tacere sui 1300 nostri soldati (sempre della Divisione Acqui) morti nell’affondamento delle navi trasporto-prigionieri nella baia di Argostoli? Gli anglo-americani, che avrebbero dovuto essere nostri alleati, invece non esitarono a colare a picco, il 18 ottobre 1943, le navi “Sinfra” e “Petrella” che – come essi ben sapevano – erano cariche di prigionieri italiani imbarcati dai tedeschi a Creta.

Ma questa non è l’unica “scoperta” di Filippini, che ha rintracciato anche la relazione vergata nel 1948 dal colonnello Livio Picozzi – e diretta al governo De Gasperi – in cui si evidenzia una “verità” assai diversa dal mito che in Italia si stava costruendo. All’interrogativo “Cosa conviene fare?”, l’alto ufficiale rispondeva così: «Occorre lasciare che il sacrificio della Divisione Acqui sia sempre circonfuso da una luce di gloria; molti per fortuna sono gli episodi di valore, sia più individuali che collettivi […] Insistere sul “movente ideale” che spinse i migliori alla lotta […] Non perseguire i responsabili di erronee iniziative (e qui è facile riscontrare l’allusione ai comportamenti difficili da inquadrare e perciò controversi degli ufficiali Apollonio e Pampaloni, che attaccarono formazioni tedesche di propria iniziativa e senza ubbidire agli ordini del generale Gandin). […] Infine, spogliare la tragedia del suo carattere compassionevole».

Insomma: per quasi 70 anni fonti militari e politiche hanno calcolato in 10 mila gli ufficiali e i soldati della Divisione Acqui fucilati dai nazisti a Cefalonia, e ciò risulta ancora oggi da targhe marmoree e monumenti sparsi per l’Italia. Non è questo il solo valore del volume. Interessante è anche la difesa dell’operato del generale Antonio Gandin, comandante della Divisione, che fece soltanto, ed eroicamente, il proprio dovere, pagando con la vita.

Massimo Filippini, come si è visto,  figlio di un ufficiale fucilato dai tedeschi a Cefalonia il 25 settembre 1943  (il maggiore Federico Filippini ), dopo anni di ricerche intese a stabilire la verità su quanto accadde realmente nell’isola greca, durante le tragiche giornate che seguirono l’8 settembre del ’43, ha accertato che la realtà dei fatti ivi accaduti fu ben diversa da quella tramandata fino ai giorni nostri. Al pari di altri eventi succedutisi dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, ma in misura forse maggiore, sulla vicenda di Cefalonia si è costruita una “vulgata” intrisa di falsità e di menzogne intesa ad inserire la stessa nel filone tradizionale ed abusato della Resistenza che, con il beneplacito di chi si sarebbe dovuto opporre a tale indebita appropriazione, è servita da contenitore anche per episodi che con essa poco o nulla hanno avuto a che fare.

Ecco perché un fatto dai contorni prettamente militari, di cui fu barbaro protagonista l’esercito tedesco nei confronti di militari Italiani, non può essere, sic et simpliciter, annoverato tra quelli che videro le spietate rappresaglie delle SS nei confronti della popolazione civile a causa – è doloroso ammetterlo – di attentati compiuti da partigiani comunisti che, alla pochezza dei risultati, fecero seguire purtroppo la morte per mano nazista di tante innocenti vittime. E’ questo l’aspetto principale cui bisogna guardare per inquadrare nei suoi giusti contorni la vicenda di Cefalonia. Non si può continuare ad affermare che a Cefalonia “la Divisione Acqui decise di resistere” – addirittura per referendum! – quasi si fosse trattato di una banda di irregolari o di partigiani in cui le decisioni da prendere vennero determinate dal basso. A Cefalonia si combatté, invece, perché il generale Gandin ricevette l’ordine di resistere ai tedeschi e obbedì, da militare disciplinato e ligio al dovere, indipendentemente dalle proprie valutazioni in merito.

Ecco, infatti, ritrovato da Filippini, il testo di quell’ordine che venne inoltrato a Cefalonia dalla stazione radio della Marina di Brindisi tramite il ponte radio di Corfù, nella notte del 13 settembre: “N.1029 CS (Comando Supremo) alt Comunicate at generale Gandin che deve resistere con le armi at intimazione tedesca di disarmo at Cefalonia, Corfù et altre isole.F.to Generale Francesco Rossi Sottocapo di Stato Maggiore“. Il massacro di Cefalonia, sia pure ridimensionato nel numero dei Caduti, ha dunque una origine ben precisa: un ordine folle ed incosciente, impartito per disposizione del governo Badoglio.

8 commenti su “Memorie di un’epoca – Sul massacro della Divisione Acqui, finalmente la verità: ad Acqui Terme – di Luciano Garibaldi”

  1. giacomo da foligno

    Badoglio era stato nominato da Vittorio Emanuele III. La ferocia dei tedeschi non basta a cancellare le colpe dei Savoia. Il ragionamento andrebbe esteso alla tragedia della corazzata Roma. Tedeschi furono gli affondatori – ma si era mai vista una flotta che per ordine di un re si consegna al nemico? La flotta francese si è auto-affondata. I Savoia sono usciti con disonore dalla guerra perduta. Il comandante della corazzata Roma e il bombardiere tedesco agivano da soldati, con onore: umiliato l’italiano, implacabile il tedesco. Senza onore Badoglio e il re. .

  2. Normanno Malaguti

    Se riuscirò a portare a termine il mio commento, Vi dirò che ciò che illustra spassionatamente il dott. Filippini, mi era già noto da anni. Non ricordo la fonte, forse la stessa? Certo é che i comandi e i governi fecero di tutto per impedire alla verità di emergere poiché, come si sa, fa male ed é… pericolosa.
    Troppe infatti le storie che potrebbero riemergere su quanto accadde negli anni tragici della multifome guerra e del dopoguerra nel quale, come dice con amarezza l’amico Piero Vassallo, ciò che soprattutto andò perduto fu l’autentico amor di patria.
    Spero che altri ‘Pansa’ e altri filippini si accingeranno, senza spirito di rivalsa, a narrare la verità così com’é,
    poiché soltanto la Verità rende liberi, e senza la verità tutta intera, la libertà é ben altra cosa.

  3. Quante falsità!!!
    Anch’io spero in Pansa o consimili.
    Perché Padre Pio era “fissato” sulle bugie: “Le bugie sono figlie del diavolo, anche se non fanno male
    al prossimo fanno male a te” !!!!

  4. cesaremaria glori

    Caro Garibaldi,
    mi auguro vivamente che questa di Filippini sia l’ultima parola sulla vicenda di Cefalonia, perché negli ultimi anni sono uscite diverse opere su quell’evento, tutte con l’ambizione di aver detto l’ultima parola. Ultima o penultima che sia, l’importante è accertare la verità e la tua presentazione è una garanzia per questo libro.

  5. Grazie (con ritardo) a Cesaremaria Glori per il suo apprezzamento. Sicuramente mi sento di affermare che quela di Filippini è la verità storica. Luciano G.

  6. Ringrazio tutti per l’apprezzamento della mia opera che mi è costata – ‘ex adverso’- offese, insulti e calunnie da parte di chi -per motivi politici- preferisce le falsità alle verità ‘provate’ con tanto di Documenti e che …DOCUMENTI ! Provengono TUTTI dagli ARCHIVI MILITARI (Uff. Storico – Uff.ALBO D’ORO ed altri) e non dalle sedi di qualche partito politico soprattutto della Sinistra o -peggio ancora. da quelle dell’ANPI o…addirittura della CGIL !
    Massimo Filippini

  7. Premetto che sono parente di alcuni militari appartenuti alla “Acqui”, premetto che seguo altresì questa vicenda da decenni. Questa vicenda è una delle più vomitevoli che si possono incontrare nella storia di questa italietta. Un ordine criminale (in assenza di dichiarazione di guerra) di resistere ben sapendone le conseguenze, la “scoperta” della verità praticamente nell’imminenza dei fatti, l’insabbiamento di quanto successo per coprire tanti (troppi) protagonisti che fecero carriera, infine la denigrazione di chi ha avuto la tenacia ed il coraggio di scoperchiare un pentolone ributtante. Malgrado tutto ciò si contiuna comunque a “resistere” sulla fantasiosa versione che per molti anni hanno creduto di propinarci; anche se oramai penso sia solo una questione di tempo il sovvertimento delle fandonie. Unico rammarico è quello che gli sfortunati soldati della “Acqui” non potranno (per motivi anagrafici) gioirne.

  8. Adimaro Moretti degli Adimari

    Conosco da anni il grande impegno dell’Avv, Filippini che ritengo l’unico, che con uno sforzo sovrumano è riuscito a raccontare quel terribile evento basandosi non sulle storielle delle solite menzogne che ammorbano l’aria dal 45′ a oggi sulla vicenda, ma attraverso dati, conferme e documentazione dello SME e dell’Ufficio Storico. che tutti possono verificare e consultare. Sono informato anche io avendo assistito ai racconti fatti nel 48′ dall’Amm. Galati a mio padre , suo compagno di corso . Era amico del gen.Gandin al quale generosamente tentò di portare aiuto con la proprià unita. Ma furono gli alleati a fermarlo, quindi anche loro responsabili. E i colpevoli della tragedia furono Badoglio e poi gli attori ribelli, Apollonio e Pampaloni, che avevamo aperto il fuoco arbitrariamente contro i tedeschi con le trattative ancora in corso. L’unico addebito a Gandin non aver sottoposto alla corte marziale l’accertata insubordinazione di molti ufficiali e sottufficiali.

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