Scriptorium – Recensioni. Rubrica quindicinale di Cristina Siccardi

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Le tre età della vita interiore (seconda parte) – di Padre Garrigou-Lagrange Op. Timor di Dio e coscienza di sentirsi sempre alla presenza di Dio sono i due elementi che aiutano l’anima a credere in maniera non soltanto intellettiva, ma anche con il cuore e con tutta l’anima.

Per leggere la prima parte, clicca qui

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Chi pensa di andare dal confessore come se fosse di fronte ad un avvocato, ad uno psicanalista o ad un assistente sociale, dicevamo nello scorso numero di Scriptorium, sbaglia inesorabilmente. Così come cade in errore quel confessore che, invece di stare al cospetto di un’anima da detergere e curare, ascolta i problemi della persona, senza badare ai suoi autentici mali della vita interiore: i peccati. In quella stessa puntata della rubrica avevamo anche indicato in Garrigou-Lagrange OP la guida ideale per comprendere in che cosa consista veramente avviare una vita interiore cattolica, perché «A che serve guadagnare il mondo intero, se poi perdiamo l’anima? (Mt 16, 26). Se salviamo tante cose per salvare la vita del corpo, che dopo tutto dovrà morire, come non dobbiamo esser pronti a tutto sacrificare per salvare la vita dell’anima destinata a durare in eterno? E non deve l’uomo amare la vita dell’anima destinata a durare in eterno? E non deve l’uomo amare la propria anima più del suo corpo?”; “Che darà un uomo in cambio dell’anima sua?”, soggiunge il Salvatore (ibid.). Unum est necessarium, dice pure Gesù (Lc 10, 42)» (p. 20). Una sola cosa è necessaria. Come, dunque, salvare la nostra anima? Un solo termine è sufficiente per rispondere: la santificazione. Santificarsi significa salvarsi e salvarsi significa realizzare appieno la propria vita eterna, iniziata con il concepimento.

Nel primo volume de Le tre età della vita interioreLa vita interiore, il teologo domenicano ha tracciato le linee della perfezione cristiana, nel secondo viene trattata la seconda età, ovvero La purificazione dell’anima dei principianti. Si tratta, in sintesi, di mettere in pratica ciò che disse Nostro Signore durante il suo sermone sulla montagna (Mt 7, 24): «Chi ascolta queste parole e le mette in pratica, è simile all’uomo saggio che edificò la sua casa sulla roccia… ma chi ascolta queste mie parole e non le mette in pratica è simile ad uno stolto che ha edificato la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta, i torrenti sono straripati, i venti hanno soffiato, la casa è stata atterrata e grande è la sua rovina» (p. 5).

Il segreto di una vera vita interiore non è quella di conoscere molte cose, ma quella di lasciarsi penetrare profondamente dal Vangelo, proprio come hanno fatto i santi, che hanno ricevuto lo spirito evangelico e l’hanno praticato con mirabile generosità, talvolta, afferma l’autore, «in una forma di vita semplicissima che ricorda quella di san Giuseppe. Sono giunti così ad un alto grado di sapienza, che traspariva talvolta dal profondo realismo delle loro riflessioni, ed un’ardente carità, fecondissima per la salute delle anime» (p. 6).

È chiaro che Padre Garrigou-Lagrange attinge dalla teologia di san Tommaso per sviluppare le tre età della vita spirituale, il quale osserva che «il dovere principale dei principianti è di evitare il peccato, di resistere alla concupiscenza, la quale ci attira verso un oggetto contrario a quello della carità» (p. 7). Il cristiano, in stato di grazia, desidera porsi a servizio del Regno di Dio e pertanto tende alla perfezione della carità, secondo gli insegnamenti di Cristo e secondo la teologia paolina. «I principianti hanno di se stessi una conoscenza iniziale; distinguono a poco a poco i difetti che si trovano in essi, le conseguenze dei peccati già perdonati e delle nuove mancanze più o meno deliberate e volontarie. Se questi principianti sono generosi, non cercano di scusarsi, ma piuttosto di correggersi, e il Signore mette loro sott’occhio tutta la loro miseria ed indigenza, facendo loro comprendere, tuttavia, che debbono considerarla alla luce della misericordia divina, la quale li esorta ad andare avanti. Ogni giorno debbono esaminare la propria coscienza ed imparare a vincersi per non seguire l’impulso irriflessivo delle loro passioni» (p. 7).

Ciò che oggi manca terribilmente è proprio questo senso del correggersi, un’attività che emerge soltanto con un corretto esame di coscienza. Nella nostra epoca la critica viene riversata soprattutto al di fuori di noi, mentre il cristiano è chiamato, innanzitutto, all’autocritica, quindi a guardarsi dentro per migliorarsi ogni giorno di più. Timor di Dio e coscienza di sentirsi sempre alla presenza di Dio sono i due elementi che aiutano l’anima a credere in maniera non soltanto intellettiva, ma anche con il cuore e con tutta l’anima. Stiamo, comunque, parlando dei principianti, i quali però «non si conoscono che in modo ancora superficiale. Non hanno ancora scoperto qual tesoro il battesimo ha posto nelle loro anime ed ignorano del tutto l’amor proprio, l’egoismo spesso incosciente che sussiste in essi e che si manifesta di tanto in tanto di fronte ad una forte contrarietà o ad un rimprovero. Vedono assai spesso questo amor proprio più negli altri che in se stessi, e debbono ricordarsi di quelle parole dette dal Salvatore: “Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello e non vedi la trave che è nel tuo?(Mt 7, 3). Il principiante porta in sé un diamante ricoperto da una ganga di sostanze rozze e volgari, e non conosce ancora tutto il valore del diamante, né tutti i difetti dell’involucro. È amato da Dio più di quanto crede, ma di un amore forte che ha le sue esigenze e che richiede abnegazione per arrivare alla vera libertà di spirito» (p. 8).

Il principiante ha ancora un approccio sensibile alla conoscenza di Dio. Egli vede Dio nello specchio delle cose della natura o di quello delle parabole del Vangelo, ma non è ancora familiarizzato con i misteri di salvezza, con quelli dell’Incarnazione redentrice, della vita della Chiesa e non può scorgere la magnificenza della bontà divina.  Il percorso indicato dall’autore è di mirabile chiarezza e, allo stesso tempo, di mirabile bellezza. Leggere queste pagine significa abbeverarsi ad una fonte catartica. Oggi ci sono tonnellate di libri falsamente cattolici da scartare e da riciclare come carta; quest’opera, invece, ha un valore inestimabile, essa accompagna il credente a conoscersi e a conoscere Dio, avviando il principiante sulla via della perfezione unitiva con la Trinità. Il percorso, tanto più difficile, quanto più lo si ignora, è composto da tre movimenti: quello rettilineo, quando il principiante è ancora legato ad una conoscenza sensibile di Dio; quello spiraliforme, quando il principiante si innalza a Dio per mezzo della considerazione dei diversi misteri della salvezza; quello circolare della contemplazione che fa riferimento esclusivo alla sfolgorante divina bontà «come l’aquila ama guardare il sole descrivendo più volte lo stesso circolo nell’aria» (p. 8).

Il bene che oggi Le tre età della vita interiore potrebbe fare a tante anime è incommensurabile. Pensiamo, per esempio, a quando, in questo stesso secondo volume, si spiega il significato della purificazione attiva della memoria. Il rimando è a san Giovanni della Croce, che trattò distesamente di tale scottante tema. La memoria è intesa sia nella forma sensitiva, esistente anche nell’animale, sia in quella intellettiva, comune agli uomini e agli angeli. Perché la nostra memoria ha bisogno di essere purificata? «Perché dopo il peccato originale e in seguito ai nostri reiterati peccati personali, essa è piena di ricordi inutili e talvolta pericolosi. Ci ricordiamo in modo particolare dei torti che abbiamo ricevuto dal prossimo, delle parole dure che ancora non gli abbiamo perdonato del tutto, anche se lui stesso, forse, ne ha provato ed espresso un vivo rincrescimento. Ricordiamo assai meno i benefizi ricevuti dal prossimo dei torti che abbiamo potuto ricevere da lui, e spesso una parola dura ci fa dimenticare un cumulo di benefizi ricevuti per tanti anni» (p. 97). La colpa principale della nostra memoria selettiva in negativo è quella che la Sacra Scrittura chiama la dimenticanza di Dio. La memoria umana, fatta per ricordare quello che più importa, dimentica spesso l’unico necessario, che sta al di sopra del tempo e che non passa mai.

La Bibbia ripete più e più volte che soprattutto nelle tribolazioni dobbiamo ricordarci delle divine misericordie ed implorare l’aiuto di Dio. «Se lo dimentichiamo e non apprezziamo i suoi immensi benefizi, quelli dell’Incarnazione redentrice, dell’istituzione dell’Eucaristia, della Messa quotidiana, è una vera ingratitudine e noi perdiamo il tempo della vita presente che deve tendere verso la vita eterna. […] Mentre la dimenticanza di Dio ci lascia in questa veduta banale e orizzontale delle cose sulla linea del tempo che scorre, la contemplazione di Dio è come una veduta verticale delle cose che passano e del loro legame con Dio che mai non passa. Essere immerso nel tempo, è un dimenticare il valore del tempo, vale a dire, il suo rapporto con l’eternità» (p. 98).

Basterebbero queste ultime annotazioni di massima sapienza per ridimensionare tutte le nostre vite.

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(2 – continua)

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