Bibbiano, Italia. Cerchiamo di capire che cosa sta realmente accadendo

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Da nord a sud, da ovest a est, stanno accendendosi fiaccole per tenere viva l’attenzione sui fatti orrendi di tutte le Bibbiano d’Italia, emerse e sommerse, perché i pennivendoli di un regime alla canna del gas cercano in ogni modo di distrarre le masse verso falsi bersagli mediatici creati in laboratorio a fini di stordimento collettivo. Dalle piratesse tedesche all’oro di Mosca agli estenuanti tira e molla su autonomie e alte velocità, tutto fa brodo pur di cancellare dal palinsesto le schiere di bambini sequestrati, in nome del popolo italiano, da bande di criminali rivestiti dei panni autorevoli dell’Istituzione.

STATO BIFRONTE Bene ha fatto, benissimo, il ministro dell’Interno a manifestarsi, in rappresentanza dell’altro Stato, nel territorio dove regnano incontrastate le cosche del governo ombra eterodiretto dalla centrale di Bruxelles, con le sue sacche periferiche di potere febbrilmente impegnate a preservare le proprie rendite di posizione. Fino a ieri regnava l’omertà, a Bibbiano, a blindare il marchingegno diabolico che finalmente le forze dell’ordine hanno portato allo scoperto. E il governo legittimo si è materializzato tra tanta gente che troppo a lungo ha subìto, impotente, i disumani esperimenti di ingegneria sociale dell’officina assistenziale emiliana.

C’è tutto un mondo politico, accogliente e inclusivo per definizione, che si regge e si ingrassa sullo sfruttamento di esseri umani – bambini, anziani, migranti – a mezzo cooperative sociali. È lo stesso mondo politico che batte bandiera arcobaleno e, sotto quella bandiera, inzuppata nel brodo torbido della ideologia libertaria, pacifista e umanitaria a cui si abbevera anche la chiesa invertita, si è intestato la missione improrogabile di fabbricare l’uomo nuovo, apolide senza identità: meticcio, asessuato, sradicato, sciolto da ogni legame che rischi di tenerlo aderente alla realtà e, magari, di renderlo refrattario al monopensiero obbligatorio. Tutto quel mondo – è da capirlo – non ha gradito la visita istituzionale del ministro a Bibbiano, accusato (lui) di strumentalizzare i bambini e il dolore delle famiglie. Solito tranfert, ed è da capirli dopo tutti gli sforzi fatti per intestarsi il monopolio della bontà. Non può non dare fastidio come, nonostante la propaganda in onda giorno e notte a reti unificate, ci sia ancora un’Italia incurante delle catechesi televisive appaltate ai sacerdoti del nuovo evangelo, e capace di ereticamente indignarsi, persino di mobilitarsi per i propri simili vittime della tortura umanitaria.

Qualcosa è sfuggito di mano, ai signori delle cooperative sociali e del nuovo ordine famigliare, e ogni fiaccola che si accende per le strade d’Italia rigira il coltello nella piaga.

IL LABORATORIO ASSISTENZIALE DELLA VAL D’ENZA La loro piaga, quella che brucia agli artefici del sistema Bibbiano, è fatta di bambini che ritornano a casa, di genitori che riabbracciano i propri figli, di castelli accusatori che crollano svelando verità raccapriccianti, di lettere d’amore dei bambini per i loro genitori, e di regali dei genitori per i loro bambini, tenuti nascosti dagli orchi per inculcare nei cervelli in formazione un’altra accezione d’amore. È fatta di uno Stato che – incredibile visu – si muove in difesa di quei cittadini che esso stesso, sotto altre spoglie, aveva barbaramente vessato. La piaga di lorsignori si allarga, cioè, mentre pian piano si rimargina quella della gente normale. E la bella notizia è che esiste ancora una normalità.

Si scopre così che l’orizzonte dei riprogrammatori faustiani dell’ordine del creato è il negativo perfetto dell’orizzonte che appartiene all’uomo comune e che rischia di erompere di prepotenza quando accusa un intollerabile insulto. Dietro i paramenti sacri dei depositari della bontà, dell’inclusione, dell’accoglienza, di fatto allignano le atrocità che non avremmo voluto vedere, generate da un sistema di valori artefatto e capovolto, dove il male è chiamato bene e dove la tensione verso un maggior bene possibile è inibita a priori dal furore mistico dell’ideologia.

Il modello di ricombinazione socioaffettiva teorizzato dagli evoluti “esperti” di età evolutive e realizzato grazie a un esercito gerarchicamente ordinato di fornitori di carne fresca – amministratori, magistrati, funzionari pubblici titolari dello ius vitae ac necis su sudditi inermi – puntava a demolire l’immagine della famiglia come formazione naturale e cellula sociale primigenia: lo faceva attraverso lo screditamento e la dissoluzione delle famiglie in carne ed ossa, da sostituire arbitrariamente con altrettante controfigure sintetiche pescate nel giro dei soci in affari. Sì che la famiglia di sangue ne uscisse come luogo di violenza a causa dei suoi odiosi retaggi patriarcali, e la “famiglia” affidataria risplendesse per contrasto come luogo dell’accoglienza e dell’amore disinteressato. Uno teorema efficace per un’industria fiorente e remunerativa. A prezzo di una violenza inaudita.

LA GUERRA ALLA FAMIGLIA È GUERRA AL PADRE Ma tanto vero è che il sistema apparecchiato in Val d’Enza è figlio di una ossessione ideologica prossima al fanatismo, che – sulla scia della perseveranza “erinnica” della direttrice dei servizi sociali nello smistare i bambini presso le amiche lesbiche dopo avere estorto loro false testimonianze di abusi inesistenti – l’espertissimo Claudio Foti, persino dopo l’avvio dei procedimenti a suo carico, non rinuncia a spacciarsi per vittima delle sue vittime, ribadendo il programma che lo ispira: «Cinquant’anni fa queste reazioni di odio non si manifestavano. Si sono generate e sono cresciute mano a mano crescevano gli interventi sociali e psicologici per sostenere i genitori, ma anche per limitare la loro onnipotenza (della serie “come ti ho fatto, ti disfaccio!”). Le reazioni anche violente contro gli operatori si sono sviluppate mano a mano che nella società maturava una consapevolezza critica nei confronti della famiglia» […] «Per una parte della comunità sociale la famiglia è sacra ed intoccabile. E guai a chi la tocca! La famiglia è sempre e comunque un microcosmo idealizzato dove i bambini sono protetti e benvoluti! E gli operatori che si occupano di tutela, di abusi, che mettono in discussione l’immagine sacra ed idealizzata della famiglia diventano il bersaglio di una rabbia talvolta cieca e distruttiva!» (lo sproloquio completo può leggersi qui).

Uno spaccato esemplare, dai toni ossessivi, di quel medesimo impianto ideologico di matrice antifamilista su cui fanno leva il femminismo e l’omosessualismo militanti. Il perno di questo impianto coincide con la demonizzazione della famiglia cosiddetta patriarcale, ovvero della famiglia fondata sulla distinzione dei ruoli tra il padre e la madre, che è esattamente l’obiettivo cui mirava l’organizzazione criminale della Val d’Enza: sostituire la famiglia con la sua parodia monosessuale, previa neutralizzazione della figura paterna.

Nella mente distorta delle femmine devote alla memoria di Shulamith Fireston e formate alla bottega nostrana delle Boldrini e delle Cirinnà, è il pater familias a dover essere definitivamente annientato, in quanto dispensatore di ogni violenza. Da incarnazione dell’autorità, investito del ruolo fondamentale di guida e di protezione sui suoi famigliari, il padre diventa, per definizione, il delinquente seriale in pectore cui va vietato l’accesso nel tempio domestico della pace.

Dunque, al maschio non ci si può “affidare”, a meno che non sia debitamente svirilizzato o aggiornato all’ultimo modello di mammo pro quota (si ricordi, solo per inciso, che le affidatarie omofile e accoglienti del girone emiliano si sono rivelate – loro! – colpevoli di abusi e angherie sui minori sottratti alla famiglia d’origine).

Certo, per poter confezionare un bel quadretto parafamigliare in assenza di complementarietà sessuale, delle due l’una: o si procede ex novo alla compravendita un essere umano fabbricato in provetta previo eventuale affitto di utero (all’estero, per il momento), oppure si ricorre alla soluzione scelta dalla banda emiliana, quella cioè di rubare i figli altrui. Tertium non datur. I bambini, insomma, per gli amorevoli aspiranti alla “omogenitorialità” sono una merce come un’altra, e uno se li può procurare o di prima o di seconda mano, posto che la seconda mano si presta meglio della prima a mascherare la natura strumentale e commerciale dell’operazione dietro l’afflato altruista e umanitario di cui riesce ad ammantarsi.

NON BASTA IL RAVVEDIMENTO OPEROSO Se tutto questo è vero, come è, per poter incidere sul serio su quello che abbiamo visto essere non un bubbone localizzato, bensì il sintomo di una malattia sistemica che ha già aggredito vari organi dell’apparato, bisogna innanzitutto avere piena contezza dell’estensione e del radicamento dei germi patogeni.

Sull’onda del sacrosanto sdegno popolare verso la agenzia pilota di demolizione famigliare con sede in Val d’Enza, appare relativamente facile istituire commissioni parlamentari d’inchiesta o “squadre speciali di giustizia”, come annunciato dal governo in carica. Che le più alte istituzioni dello Stato manifestino la propria presenza a fianco e a sostegno dei cittadini offesi è di conforto per tutti e restituisce a molti la speranza di ricevere pur tardivamente giustizia.

Tuttavia, non si può pensare di circoscrivere gli arbìtri, attuali e potenziali, ai danni dei minori se non si prende coscienza, innanzitutto, della rete capillare che è stesa sopra tutti gli ambienti educativi, nessuno escluso, e che vede quale protagonista incontrastata la casta intoccabile degli “esperti” in quelle pseudo-scienze cosiddette “umane” che spaziano dalla pedagogia alla psicologia alla psicanalisi a certa psichiatria (allo psicodramma, nel caso tutto speciale di Foti): un esercito poderoso e potentissimo, dotato di armi tremendamente appuntite e di strumenti spropositati (specie se commisurati all’analfabetismo morale e culturale diffuso nell’ambiente), utilizzabili arbitrariamente al di fuori della capacità di controllo delle famiglie e al di là del loro raggio di intervento.

Se non è lecito, in via di principio, estendere a tutti costoro il pregiudizio negativo che la stragrande maggioranza si merita, è altrettanto vero che la formazione stessa dei pretesi “esperti” di vite altrui, per come è concepita nelle accademie che li sfornano a getto continuo, è strutturalmente intrisa di quelle categorie concettuali distorte e distorsive – trasfuse in un lessico iniziatico e beota capace di conferire a chi ne fa sfoggio un certo tono di promozione culturale a buon mercato – in nome delle quali si possono infliggere danni enormi, anche irreparabili, ai destinatari del servizio, specie se di giovane età.

Tutti i nostri figli sono esposti a prestazioni invasive, anche se non richieste, di soggetti portatori (più o meno sani) di un’ideologia penetrante spacciata per “scienza” e suscettibile di degenerare in vero e proprio fanatismo morboso. Rappresentanti di questa casta, muniti di patentino istituzionale, sono infiltrati nelle scuole di ogni ordine e grado, sopraordinati rispetto ai docenti delle materie fondamentali (relegati in posizione ancillare perché non altrettanto “esperti”), liberi di interferire senza alcun genere di controllo nell’ambito educativo che compete naturalmente (e costituzionalmente) alla famiglia. Vengono a contatto con i minori attraverso corsi curricolari ed extracurricolari, progetti, incontri collettivi o anche individuali. Spesso e volentieri a totale insaputa dei genitori.

Le storie agghiaccianti che stanno emergendo un po’ ovunque dovrebbero sollevare un qualche tipo di allarme non solo dalle parti del Viminale, ma anche, per esempio, dalle parti del Ministero della Pubblica Istruzione.

SERVE INIZIARE A RISALIRE LA CORRENTE Se questo è lo strato profondo, dove pullula un vivaio inesauribile, c’è poi il livello successivo, che si sviluppa in verticale fino alle famose “punte dell’iceberg” e che si snoda nella filiera kafkiana (finalmente portata alla luce dall’inchiesta di Bibbiano) con tutti i suoi bachi non certo casuali, quali a titolo di esempio: lo strapotere di figure subalterne e proteiformi come quelle degli “assistenti sociali”; i vizi strutturali della magistratura minorile, sia per la composizione dell’organo giudicante (che implica il reclutamento di giudici onorari), sia per la procedura dei giudizi, sia per la fisionomia delle decisioni (inappellabili in quanto formalmente provvisorie); la intersezione endemica tra interessi pubblici e interessi privati, con il proliferare di conseguenti conflitti; il ruolo determinante dell’apparato burocratico e amministrativo e l’ingerenza prepotente della politica nelle dinamiche assistenziali.

Un sistema elefantiaco e tentacolare, insomma, incistato nel corpo delle istituzioni e brulicante di interessi personali, corporativi o di bottega. Un mostro che si nutre come un parassita vorace della ideologia strisciante sedimentata nella stessa opinione pubblica, grazie all’azione indefessa della propaganda.

È questo forse l’aspetto più inquietante, quello per così dire “culturale”, perché è senza dubbio il più difficile da affrontare, tanto i presupposti (pseudo)concettuali delle mostruosità appena emerse dalle cronache sono radicati e impastati nella testa del suddito collettivo, inconsapevole dell’indottrinamento subìto. Ci sarebbe infatti da risalire una corrente impetuosa, che guadagna giorno per giorno in forza e velocità, ed è lavoro improbo.

Ma l’agenda omosessualista e genderista che, monopolizzato ogni spazio mediatico ed educativo, punta ad annientare la famiglia e ogni legame identitario, penetra proprio attraverso l’onnipresente quanto surreale piagnisteo femminista a cui partecipa ogni parte politica, sostenitrice o succube (a seconda dei casi) dei canoni inderogabili della più trita correttezza politica. Così tutti indistintamente, anche quanti oggi si schierano con i bambini rapiti e le loro famiglie, contribuiscono senza requie ad alimentare il brodo di coltura vischioso, di matrice falsamente egualitaria, in cui proliferano le idee degenerate che stanno alla base di tante pratiche barbare perpetrate a danno dei più deboli.

Perché l’essenziale è inoculare erga omnes la convinzione apodittica della urgenza di un riscatto universale della donna, sul presupposto che questa versi ovunque (specie in Occidente) in una condizione di atavica inferiorità psico-fisico-socio-culturale, conseguenza del “genere” in cui è stata ingabbiata a forza. Affinché tutti siano persuasi che tale supposta subordinazione della donna debba essere rimossa con ogni mezzo, in quanto causa prima della violenza esercitata nei suoi confronti, ad ogni latitudine del globo, dal maschio oppressore. Un destino crudele, al quale guardacaso sono miracolosamente sfuggite tutte le signore, più o meno alfabetizzate, che, per grazia ricevuta dalle magiche quote rosa, strillano e brigano e starnazzano di discriminazioni e altre scemenze dai loro scranni dorati.

Non bastava la firma dell’Italia alla Convenzione di Istanbul, non bastava il monstrum della legge 119/2013 (la cosiddetta legge sul femminicidio), non bastavano tutte le leggi che rinviano a quel monstrum, a partire dalla legge 107/2015 cosiddetta “buona scuola”, non bastava la pioggia battente dei provvedimenti europei. No. Ci voleva il Codice Rosso (ddl 1200/2019) partorito dalla Bongiorno, cioè (quantomeno formalmente) dalla forza politica che sta con le famiglie e che combatte il gender (è così?). E come già avvenne per il famigerato femminicidio, anche questo ennesimo tributo normativo all’ideologia femminista e genderista è passato proprio in questi giorni con zero voti contrari. Zero: che significa, tutti dentro. D’altra parte, i dogmi sono dogmi (tranne che per la neochiesa) e si sa che la nuova religione globale non conosce misericordia per il trasgressore.

Ma bisognerebbe stare attenti a questo incauto strabismo operativo – con una mano aiuto le famiglie reali, con l’altra ne scredito l’immagine – perché, dove vige incontrastato il fondamentalismo dell’ideologia, le commissioni di inchiesta, le squadre speciali di intervento, e persino le conclamate riforme, finiranno per portare nulla più che piccoli ritocchi cosmetici in un volto ormai sfigurato. Buoni solo per salvarsi la coscienza.

SU BIBBIANO SI VEDANO ANCHE:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

8 commenti su “Bibbiano, Italia. Cerchiamo di capire che cosa sta realmente accadendo”

  1. Sono appena venuto via dalla messa domenicale, disgustato e infuriato; rimanendo ancora, non so se sarei riuscito a trattenermi : dapprima la lettura del passo in cui Abramo intercede presso Dio per gli abitanti di Sodoma; poi il salmo responsoriale, abilmente costruito in modo da lasciare il dubbio che il Signore abbia ascoltato le preghiere di Abramo e non abbia distrutto Sodoma (Galantino docet!). Poi il Vangelo, col passo in cui Gesù dice “quando pregate dite così…”. Ebbene il testo del Padre Nostro è stato totalmente manipolato e falsificato, per giungere all’insistenza su quel “non abbandonarci alla tentazione”, anziché “non c’indurre in tentazione”. Il prete si accalorava dicendo “la gente dice che il papa vuol cambiare il Padre Nostro ! non è vero! Lui ha solamente voluto che le parole fossero quelle di Gesù (evidentemente per due millenni si è pregato con parole non di Gesù…”.
    Ma già dalla’inizio del passo si vedeva la falsificazione del testo evangelico : “Padre”, anziché “Padre nostro che sei nei Cieli”; omesso “sia fatta la Tua volontà, come in Cielo così in terra”, alterato con parole inventate il “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”… e poi la ciliegina finale. Nell’omelia il prete è partito subito all’attacco (la miglior difesa, infatti, è l’attacco, come ben sappiamo), per mettere a tacere ogni possibile contestazione, facendo apparire ribelle chi avesse osato avanzare il minimo dubbio. No, il papa non ha cambiato niente, ha solamente riportato le esatte parole di Gesù: poveri evangelisti, quindi, dipinti come bugiardi inveterati.
    A quel punto non ce l’ho fatta più a rimanere, mi sono alzato e me ne sono andato, in silenzio, mormorando tra me e me : “ma che razza di bugiardi…”

    1. Caro Catholicus, cosa vuole infuriarsi più? Ci fa male alla salute, del corpo e dell’anima. Per giunta, l’alzarsi e andarsene ai loro sproloqui a loro non fa né caldo né freddo e se in qualche blog provi a contestarli ti trattano come pezze da piedi. Sono suscettibilissimi da questo punto di vista, perciò, come dice spesso su queste pagine l’amico Raffaele, lasciamoli stare dove sono e facciamo senza di loro. Prima o poi qualcosa cambierà:se lo ricorderemo tanto meglio, se no, amen, lo osserveremo da lassù (si spera)🤗

    2. Bergoglio non fa niente e non dice niente. Non si illuda. La chiesa non esiste più finché segue il mondo e ne è succube.

  2. Ma che strano: come mai in questi ultimi giorni circolano frequenti notizie di “restituzione” di bambini alle loro famiglie?

  3. Questo articolo descrive perfettamente uno degli aspetti più scabrosi che caratterizzano il degrado che sta investendo la nostra Italia. Lo scenario descritto nel pezzo di Elisabetta Frezza, si è potuto concretizzare in virtù del dilagare delle istanze progressiste in tutti i gangli vitali della nazione, cosa resa possibile, in larghissima misura, dall’azione condotta da quel mostro al servizio della dissoluzione che, negli ultimi decenni, si è chiamato PCI, PDS, DS, PD (senza dimenticare il concorso, decisivo, del cattolicesimo-democratico, versione politico-sociale dell’eresia modernista).

  4. All’interno dell’alleanza giallo verde, la lega costituisce il cavallo di troia per la continuazione del dominio dell’ideologia gender. Nessuna svolta valoriale purtroppo, solo parole. Nessun impegno coraggioso della chiesa gerarchica per cambiare alcunché. I cristiani continuano ad essere ferocemente perseguitati come sempre e con forme nuove nei secoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici

Chi siamo

Ricognizioni è nato dalla consapevolezza che ci troviamo ormai oltre la linea, e proprio qui dobbiamo continuare a pensare e agire in obbedienza alla Legge di Dio, elaborando, secondo l’insegnamento di Solženicyn, idee per vivere senza menzogna.

Progetto Mondo piccolo

Vogliamo dimostrare che vivere guareschianamente è possibile, per questo collabora con i tanti mondi piccoli sparsi per tutta l’Italia: aziende agricole, produttori, artigiani e qualsiasi attività in linea con i principi di un mondo buono e a misura d’uomo, per promuoverne lo stile di vita e i prodotti. Scopri di più!

Emporio Mondo piccolo

Ti potrebbe interessare

Eventi

Sorry, we couldn't find any posts. Please try a different search.

Iscriviti alla nostra newsletter

Se ci comunichi il tuo indirizzo e-mail, riceverai la newsletter periodica che ti aggiorna sulla nostre attività!

Torna su