CARLA E "L'ETEROLOGA" – di Carla D'Agostino Ungaretti

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di Carla D’Agostino Ungaretti

 

La vostra amica Carla, cattolica “bambina[1], non è una fan dei talk – show televisivi, ma di tanto in tanto le capita di seguirne qualcuno ed è rimasta colpita dalla frequenza con la quale, in questi programmi, si discute di problematiche familiari. Ma ciò che di recente l’ha particolarmente impressionata, in una di queste trasmissioni, è stata la causa che ha portato due coniugi a separarsi[2]. Ebbene, la coppia in questione ha avuto il proprio matrimonio distrutto a causa di una fecondazione assistita eterologa (evidentemente praticata all’estero, dato che in Italia è vietata dalla legge n. 40) ottenuta mediante “donazione” degli ovociti alla donna, le cui ovaie non erano in grado di produrne. Le difficoltà pratiche – che avevano richiesto molti tentativi andati a vuoto – i costi stratosferici, le sofferenze fisiche e psicologiche della donna – che, nonostante avesse perseguito con tenacia il suo scopo, non riusciva a sentire “suo” il bambino finché questo non si è mosso nel suo grembo – hanno deteriorato il loro rapporto fino a farli giungere alla separazione, nonostante la nascita di una bambina bella e sana.

famigliaPensieri e sentimenti contrastanti si sono affollati alla mente della vostra amica. Come tutti sanno, queste pratiche sono condannate dalla Chiesa con particolare fermezza, ma Carla non è qui per giudicare, anzi ha provato compassione e solidarietà umana per i sacrifici e la sofferenza di quella coppia perché, pur avendo ricevuto da Dio il meraviglioso dono della maternità, la vostra amica comprende il dolore e la frustrazione che può provare la donna che ne è privata. Del resto in tutti i secoli passati la donna – moglie doveva essere necessariamente anche madre per godere dell’approvazione sociale, ma la vittoria del femminismo – nell’ultimo mezzo secolo – ha finito per rimescolare le carte e non certo in senso favorevole alle donne perché, se esse si sono affrancate dall’ansia della maternità ad ogni costo, si sono però trovate esposte ad un altro tipo di ansia, quella di dover per forza godere di quello che esse ritengono il diritto di avere figli, anche infrangendo i limiti posti dalle leggi biologiche. Infatti oggigiorno le donne hanno un bel rivendicare il diritto alla carriera e all’uguaglianza con gli uomini, valori che per anni esse antepongono alla famiglia: quando si accorgono che il loro orologio biologico non perdona e scatta inesorabile il desiderio di maternità, è difficile resistervi e allora si ricorre a qualunque mezzo pur di diventare madri e le storie di questi ultimi anni sono lì a testimoniarlo.

Mentre la vostra amica rifletteva su questo fatto, si è sentita un’altra notizia riguardante la fecondazione ottenuta mediante “ovodonazione”: quella dei due genitori anziani che si sono visti sottrarre e dichiarare adottabile – dal Tribunale dei minori, per incapacità educativa legata all’età – la figlia di circa un anno e mezzo generata con quel metodo. Anche in questo caso quei genitori hanno pagato a caro prezzo morale e materiale la gioia di diventare finalmente padre e madre[3].

Ma la solidarietà e la vicinanza fraterna non ci devono far dimenticare alcune considerazioni obiettive. Anzitutto, non è la prima volta che si sente parlare di matrimoni distrutti da queste pratiche di fecondazione assistita eterologa e, generalmente, per la gelosia a posteriori dei mariti sterili i quali, pur avendo accettato il ricorso alla fecondazione con seme altrui (e ci sarebbe molto da dire sulle conseguenze psicologiche di queste scelte) finiscono per vivere l’evento come un adulterio da parte della moglie e non si sentono padri del bambino che nasce; invece, nel caso (penosissimo) che ha dato origine a questa riflessione, il marito rivendicava l’affidamento esclusivo della bambina – in quanto unico genitore biologico – di fronte alla moglie che invece aveva “solo ricevuto” l’ovocita da un’estranea, e quest’ultima gli obiettava piangendo:  <<Vuoi togliermela, dopo tutto quello che ho passato per averla e le spese che ho sostenuto?>> Nel secondo caso il Tribunale ha riscontrato nel padre, affetto da “scompensi in senso dissociativo e psicotico”, un “distacco emotivo” che lo ha portato a dimenticare in macchina per ore la figlia piangente[4].

Che dire? Senza entrare nel merito di quella sentenza, di cui è stata annunciata l’impugnazione, bisogna seriamente considerare le situazioni limite che queste pratiche possono generare riconoscendo, nel primo caso, che la  madre indubbiamente amava sua figlia, ma la inconsciamente la considerava un giocattolo di lusso che il “crudele” marito voleva sottrarle e, nel secondo caso, che quei genitori erano chiaramente invasi (secondo l’espressione usata dal Tribunale) da un “delirio di onnipotenza genitoriale” che li ha indotti a ritenere di poter essere genitori adeguati a 60 anni di età lei e a 70 lui.

Allora domandiamoci: non c’è qualcosa di patologico o comunque di malsano in quella disperata volontà di avere dei figli a tutti i costi, anche andando contro le leggi della fisiologia riproduttiva femminile? Non c’è qualcosa di schizofrenico in questo aspetto della cultura dominante (di cui soprattutto le donne sono succube) che, da un lato, non esita a incoraggiare l’aborto quando la maternità ostacola i progetti femminili e, dall’altro, non esita ad approvare quelle pratiche assurde, quando finalmente il figlio è desiderato? Ma Carla – che, come tutti sanno, ha una visione cristiana dell’esistenza – vuole spingere il suo ragionamento ancora più avanti: non dobbiamo ravvisare, in entrambe le vicende, l’opera del “nemico” (Mt 13, 28) che, nel primo caso, ha ispirato nei coniugi l’assurdo desiderio di procreare ad ogni costo per seminare poi tra loro la zizzania della disunione, impedendo che la sofferenza cementasse l’unione di quegli sposi e, nel secondo caso, ha obnubilato il senso della realtà di quei coniugi?

La fecondazione artificiale non rappresenta il trionfo della scienza, ma solo quello della tecnologia e delle regole del mercato che assicurano lauti guadagni a scienziati dimentichi della finalità della medicina, che è quella di alleviare le sofferenze del malato e possibilmente di guarirlo. E poiché oggi la sterilità è considerata una malattia, non è chi non veda che quelle pratiche non hanno nulla di terapeutico, perché le coppie che vi si sottopongono sterili sono e sterili rimangono, anche se i medici, forzando le leggi di natura, riescono a far nascere un essere umano. Il vero progresso della scienza, davvero meritevole di far vincere un Premio Nobel, consisterebbe nel debellare la sterilità consentendo a tutte le coppie di procreare secondo le leggi naturali e non nell’aggirare gli ostacoli concreti che, una volta raggiunto l’effetto, lasciano il tempo che trovano.

Ma, last but not least, c’è un’ultima considerazione da fare. Tutti i guru della cultura dominante – che inneggiano a questo malinteso progresso della scienza anche se “al di fuori dei modelli culturali prevalenti” – fanno finta di ignorare (perché ricordarlo non fa loro comodo) che quella che, con gentile eufemismo, viene chiamata “ovodonazione” non è affatto una “donazione”, ma una vera e propria compravendita,  un cinico sfruttamento di povere donne indigenti che, nelle cliniche europee della fertilità, mettono a repentaglio la propria salute vendendo i propri ovociti a donne anziane non più in grado di produrne. Non c’è poi molta differenza tra chi compra ovociti e chi compra reni da farsi trapiantare o chi pratica il “turismo sessuale” nei paesi poveri.

La Chiesa Cattolica, che è rimasta l’unica paladina della dignità umana espressa nella legge naturale – e il pensiero corre allo splendido discorso tenuto da Benedetto XVI davanti al Bundestag di Berlino – non fa che portare alla riflessione di tutti quanto sia disumano questo modo di pensare del “mondo”, ma i cattolici “adulti” – anime belle che si aggregano sempre al carro della cultura dominante vincitrice – si uniscono al coro di chi la accusa di oscurantismo e di voler ostacolare la scienza, dimenticando che fides et ratio non sono mai in contrasto tra di loro e la legge naturale cui essa fa riferimento non è altro che buon senso umano e pura razionalità che trovano la loro dignità più alta quando si incarnano nella Parola di Dio.



NOTE

[1] Ma stavolta vuole anche definirsi “conservatrice delle buone tradizioni” nel senso spiegato da Padre Giovanni Cavalcoli in “Risposta a La Tradizione Cattolica” su RISCOSSA CRISTIANA.

[2] Talk -show MEDIASET “fORUM”, 14.9.2011.

[3] Talk-show RAI “UNOMATTINA” 19.9.2011

[4] Cfr. AVVENIRE 20.9.2011

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