Nuovo referendum abrogativo della l. 194 in materia di aborto: norma giuridica e principi religiosi – Di Pietro Guerini

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aborto

Di Pietro Guerini

AbortoNei numeri precedenti , ho analizzato la questione in oggetto sul piano costituzionale , giuridico e politico .
Nel numero del 31-12-2009 , in particolare , ho sottolineato come l’azione abrogativa referendaria sia l’unica via praticabile per travolgere la legislazione abortista italiana , alla luce delle caratteristiche del nostro ordinamento .
Ciò considerati il pericolo ( peraltro sopravvalutato ) di impopolarità che presentano nuovi interventi legislativi anche solo restrittivi in materia e la mancata previsione da parte dei costituenti e dei legislatori successivi :
a ) di un diritto alla nascita , che avrebbe dovuto essere inserito tra quelli inviolabili di cui all’art. 2 della Carta e che avrebbe legittimato e legittimerebbe un intervento della Corte Costituzionale avverso la 194 e leggi analoghe ;
b ) di un diritto di veto ( vincolante e ripetibile , a differenza della facoltà generale riconosciuta dall’art. 74 Cost. ) da parte del Presidente della Repubblica nei confronti di leggi contrarie ai diritti dei non elettori , soggetti dal cui consenso i Parlamentari non dipendono , ed ispirate agli interessi di comodo degli elettori .
Nel numero del 31-1-2010 , poi , ho affrontato gli aspetti legislativi della questione , analizzando la normativa internazionale e nazionale , e sui presupposti procedurali dell’iniziativa , con le diverse fasi che la caratterizzano in ossequio alla legge referendaria ( n. 352 del 1970 , cfr artt. 4 , 7 e da 27 a 40 ) .
Già in tale ultimo intervento ho rilevato come l’orientamento dell’opinione pubblica nazionale abbia , in realtà , fatto registrare un mutamento che è di auspicio favorevole .
In particolare , in base ad un sondaggio Eurispes del 2006 , il 73,7% degli italiani non condivide che possa essere ritenuta legale la soppressione di un concepito per mere ragioni economiche , sociali o familiari ( in contrasto con l’art. 4 della 194 , che disciplina i primi 90 giorni di gravidanza ) ed il 78% manifesta il proprio disaccordo con il riconoscimento alla sola donna ( previsto dall’art. 5 della legge ) del potere di decidere tale soppressione , senza che il potenziale padre abbia neppure il diritto di essere informato ( il che è particolarmente significativo nell’ipotesi che la donna sia coniugata ) .      
Sottolineata , quindi , la sostanziale esclusività dello strumento referendario sul piano costituzionale e la sua fattibilità , nel numero del 28-2-2010 mi sono soffermato sulla necessità che l’iniziativa assuma un carattere il più possibile unitario e sia aperta a tutti coloro ( in ambito politico e non ) che non condividono, anche solo parzialmente, il contenuto della 194, con il solo limite dell’apartiticità dell’iniziativa medesima , indispensabile proprio per garantire quel carattere unitario .
L’intento di disciplinare e garantire il carattere apartitico dell’iniziativa e degli organismi operanti per la sua realizzazione è stato espresso in modo analitico nella terza parte del manifesto originario dell’iniziativa stessa , allegato nel mio intervento riportato nel numero del 31-1-2010 e pubblicato a mio nome il 28-9-2009 sul sito   www.no194.org il giorno della sua stessa costituzione , il primo sito sorto con la finalità abrogativa in oggetto e destinato a raccogliere le adesioni all’operazione .  
Manifesto facente seguito al mio articolo pubblicato sul sito  www.ladestrabergamo.it il 18-7-2009 con il significativo titolo “ Una proposta di iniziativa concreta a favore della vita “ ( ed allegato al pezzo apparso sul numero di Riscossa Cristiana del 31-12-2009 ) , con il quale , per l’appunto , intendevo farmi promotore dell’iniziativa .
Un sito che mi ha cortesemente ospitato, nonostante non fossi iscritto a quel (come a nessun altro) partito .  
Ora , il referendum non solo rappresenta l’unico mezzo per modificare la legge anche solo in singole norme , ma è pure lo strumento esclusivo per sollevare contemporaneamente un reale , serio dibattito su un tema tanto drammatico , in quanto attinente alla soppressione dei concepiti , praticata secondo cifre apocalittiche , nell’indifferenza quasi generale .
Dibattito che sorgerebbe inevitabile di fronte alla prospettiva che possa venir meno il carattere legale di quella condotta e che , non a caso , si è sopito dopo lo svolgimento del primo referendum .
Gianfranco FiniEd un dibattito che , come avviene sistematicamente per le dispute aventi come oggetto temi di alta sensibilità etica , si intreccerebbe con la nota problematica circa la presunta dicotomia laicità dello Stato-princìpi religiosi .
Al proposito , da più parti pare si voglia sostenere che le norme statali , per loro natura revocabili dallo stesso organo che le emana , siano intoccabili a differenza dei precetti religiosi ( declassati a semplici raccomandazioni , più o meno petulanti ) , in realtà caratterizzati da una ben diversa solidità e capacità di perdurare nel tempo .
Ecco che , richiamandosi a tale logica , alcuni politici cattolici affermano che la Ru 486 è criticabile perché forse incompatibile con la 194 e non perché in insanabile contrasto con la tutela della vita umana ( dogma della loro religione , oltreché dei più elementari princìpi di civiltà ) , al pari dell’interruzione volontaria di gravidanza “ tout court “ che quella legge legalizza   
Un atteggiamento alimentato da una distorta interpretazione del concetto di laicità .
Come insegna qualunque dizionario , la laicità indica la qualità o condizione di chi è laico , intendendo con tale termine non solo chi non appartiene al clero ma , in particolare , colui che si ispira al laicismo , vale a dire a quella posizione ideologica che rivendica la totale indipendenza del pensiero e dell’azione politica dei cittadini dall’autorità ecclesiastica .
Appare , dunque , singolare l’atteggiamento supponente , illuminato e moderno che spesso assumono coloro che considerano il laicismo come dogma , poiché nulla di nuovo è riscontrabile in esso rispetto al princìpio “ Diamo a Cesare quel che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio “ , che risale addirittura alle origini del cristianesimo , se è vero che tali parole furono pronunciate da Gesù Cristo .
Questa posizione é pacificamente recepita ed istituzionalizzata in tutti gli Stati non teocratici ( la quasi totalità sul pianeta ) , Stati nei quali il governo non viene esercitato dal potere religioso , dunque da una casta sacerdotale oppure da un monarca che rivendichi caratteristiche di divinità , ma da organi che , al pari dei cittadini , sono autonomi rispetto all’autorità ecclesiastica e non soggetti ad essa sul piano temporale .
Ciò sempeché non si voglia asserire inverosimilmente che , in tali Stati , un cittadino possa aderire a princìpi etico-religiosi non spontaneamente e all’esito di una propria riflessione ma , come fosse un automa , solo in esecuzione di ordini impartitigli da un’autorità ecclesiastica , in realtà priva di un potere che si può tradurre in una coercizione , a differenza di quella statale , dalla quale si distingue.   
Taluno , poi , si è spinto nel considerare impropriamente laico solo quello Stato che non attribuisce ad alcuna religione il carattere di religione di Stato .
Ma , ultimamente , il concetto di laicità ha subito un’estensione del tutto spropositata .
Il Presidente della Camera , ad esempio , afferma da diverso tempo ( cito per tutti il discorso di Monopoli di martedì 19-5-2009 ) che , in nome per l’appunto della laicità , le norme giuridiche non debbono recepire precetti religiosi ( “ Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso “ ) .
Orbene , non occorre essere titolari di una cattedra di filosofia del diritto per convenire che , da un lato , la norma è laica in quanto posta da soggetti non appartenenti ad una casta sacerdotale e , comunque , non formata nella rigida ed esclusiva riproduzione di disposizioni di natura strettamente religiosa e che , dall’altro , tali soggetti , nella formulazione della norma e nella loro libertà , possono comunque attingere e spesso attingono a principi e precetti proprio di natura religiosa o , comunque , consacrati anche a quel livello .
L’esempio più banale tra gli innumerevoli possibili è già rappresentato dal reato di furto , con il quale si punisce una condotta che l’autorità ecclesiastica non ci impone di considerare fuorilegge , ma nella quale il cittadino e l’autorità civile ravvisano un carattere criminale , non ritenuto tale in tutte le comunità ( si ricorda ancor oggi un celebre articolo di Montanelli sulla comunità zingara negli anni ’50 ) e che trova riscontro addirittura direttamente in un comandamento .
Quindi , asserire finianamente che un ordinamento giuridico , in nome della dea laicità , non deve recepire principi religiosi in quanto la norma deve essere frutto del sentire della collettività depurato da quei principi , significa ignorare l’incidenza del senso religioso nella società e nella stessa mentalità dei componenti della collettività .
La posizione assunta da colui che ricopre la terza carica dello Stato , dunque , non è laicista ma è espressione di un ateismo militante , peraltro perfettamente legittimo in democrazia , e di fatto essa non si traduce in una superflua tutela dell’indipendenza degli organi statali ( tra cui il Parlamento ) dall’autorità ecclesiastica , ma nell’auspicio che i provvedimenti che essi emanano non recepiscano principi religiosi , in quanto tali incompatibili con l’ateismo nel quale egli crede .  
Al di là del mero richiamo improprio ad un principio ( quello di difesa della laicità ) , grave sarebbe se egli volesse attribuirsi un potere di veto sulle leggi emanate dalla Camera che presiede , del tutto sconosciuto sul piano costituzionale e contrastante con la prassi secondo cui il Presidente di un ramo parlamentare si deve addirittura astenere dal partecipare alle votazioni assembleari .
In realtà ed a prescindere dal caso Fini , l’enfatizzazione distorsiva della laicità nasconde molto spesso una nuova forma di intolleranza religiosa , più sofisticata ed ipocrita , con la quale si tende ad escludere dal dibattito politico tesi scomode e non omologate , secondo un disegno che potrebbe avere un’efficacia decisiva e , comunque , ben superiore a quella prodotta dalla persecuzione fisica che i cristiani hanno subito e subiscono nel mondo , tra l’altro senza che ciò susciti reazioni significative sotto il profilo numerico o diplomatico .
Corollario di questo atteggiamento è la feroce insofferenza che si esprime da più parti verso gli interventi del Sommo Pontefice , della CEI e di qualsiasi esponente del mondo ecclesiastico , che si vorrebbero escludere dai destinatari dei principi democratici e della libertà di manifestazione del pensiero , costituzionalmente riconosciuta a tutti dall’art. 21 della Carta , norma che dovrebbero in particolare conoscere e rispettare proprio coloro che assolutizzano le leggi statali e che , dunque , dovrebbero vedere nella Costituzione ( non a caso definita la legge fondamentale dello Stato ) la loro divinità .   
E corollario ulteriore di quell’atteggiamento sedicente laicista è proprio la concezione del cittadino cattolico come stupido replicante delle esternazioni del clero , in quanto le convinzioni religiose non potrebbero che essere frutto dell’ottuso condizionamento dell’autorità ecclesiastica e non di una libera riflessione del singolo .
Di qui la prospettiva di un annullamento dei valori di fondo della nostra società , di cui l’introduzione di una normativa che ha introdotto di fatto il diritto di soppressione di un concepito , a esplicita negazione del diritto alla nascita , ha rappresentato l’avanguardia e rappresenta tuttora l’aspetto più aberrante .
A fronte di tale realtà, gli stessi singoli esponenti del mondo ecclesiastico, quali cittadini e non come espressione di un’autorità ecclesiastica, debbono, a mio avviso, attivarsi, reagendo al tentativo di loro imbavagliamento e coordinandosi con le forze di ispirazione cattolica presenti nella società, in linea con il pensiero del vertice assoluto del cattolicesimo, che, con i diversi Pontefici, ha costantemente stigmatizzato nel modo più radicale il fenomeno abortivo, in colossale contrasto con la normativa vigente nel nostro paese .
Paese la cui capitale coincide con quella del cattolicesimo mondiale e che assume , quindi , una posizione internazionale assolutamente cruciale .
Se non reagiamo compatti , superando la tradizionale disorganizzazione del mondo cattolico, sarà inevitabile la soppressione della nostra civiltà bimillenaria , attestata sul piano urbanistico ( quindi nella forma più visibile ) dalla progressiva trasformazione dei luoghi di culto in supermercati o condomìni , fenomeno ormai diffuso nel resto del nostro continente , con qualche felice eccezione .
Che i componenti del mondo ecclesiastico non assecondino la volontà di chi vuole la loro eliminazione dal dibattito politico-culturale e , aiutando i più deboli, si uniscano sul piano propagandistico ed organizzativo a chi vuole rendere illecita la loro soppressione, onde contrastare un fenomeno che ha determinato nel nostro paese in 30 anni oltre 5 milioni di aborti legali .
E limitarsi a ricordare le cifre , senza un obiettivo abrogativo concreto , può anzi tradursi nel propagandare involontariamente l’aborto , giacché in tal modo ci si limita a comunicare ad una donna incinta (unico arbitro ad oggi della vita di un concepito) , che sia incerta se portare a termine o meno la gravidanza , che molte altre donne hanno già risolto in modo tragicamente radicale (legalmente purtroppo , come tutti ben sanno , ed è questo il punto) quel dilemma .
Occorre agire ( con l’unica via possibile , quella referendaria , come detto ) per offrire una tutela legislativa ai concepiti , investendo lo Stato della sua doverosa funzione di impedire la loro soppressione e sensibilizzando sì la collettività , ma in vista di quell’obiettivo , affinché essa possa operare quell’investimento .
Per colpire al cuore l’interruzione volontaria di gravidanza occorre renderla illegale; le dichiarazioni di principio svincolate da un radicale e virtuoso intervento in ambito legislativo valgono zero, nella migliore delle ipotesi: anche Emma Bonino si dichiara contraria all’aborto .

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