Torniamo a Don Camillo – di Paolo Gulisano

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da: “La Verità” del 6 settembre 2018

 

Quello del prete sta diventando un mestiere molto difficile. Tanto più se sei un prete serio, che circola con la tonaca, o quanto meno il clergyman, e non travestito da geometra come sempre più spesso accade. Amici sacerdoti di questo tipo mi dicono di essere guardati di traverso, in tram o per strada. La gente li guarda come se fossero tutti potenziali pedofili. Questa è la situazione causata dalle pecore nere del clero come Mc Carrick, Wuerl e soci, e dai loro autorevoli garanti, e ne fanno le spese tanti sacerdoti per bene.

Come rimediare? Intanto le gerarchie dovrebbero farsi un bell’esame di coscienza, come ha chiesto il migliore tra i cardinali americani, l’arcivescovo di Filadelfia Charles Chaput, per metà nativo americano, e quindi provvisto dell’antica saggezza dei pellerossa sterminati dagli avi degli attuali pedofili. Da questo esame potrebbe uscire che troppi preti non fanno i preti, ma gli assistenti sociali, gli psicoterapeuti, gli amministratori, anziché i Ministri del Sacro. Certo, la colpa è anche di quelle gerarchie che li esortano proprio a questo: ad andare on the road, abbandonando magari i confessionali,  a fare “Chiesa in uscita” che in realtà sembra essere in libera uscita.   Eppure un modello di prete cui guardare c’è, eccome, che potrebbe funzionare. Un modello di prete di cui la gente ha nostalgia.  Bisogna tornare a don Camillo. Proprio lui, il pretone della Bassa uscito dalla penna talentuosa di Giovannino Guareschi, lo scrittore italiano più letto e tradotto nel mondo, ma allo stesso tempo il più censurato in patria, dileggiato come reazionario.

Con periodicità costante le televisioni ripropongono da anni i film del ciclo di Don Camillo, liberamente – ispirati ai racconti di Giovannino Guareschi. Il favore presso il pubblico, è sempre di grado elevato, e il motivo sta nel fatto che don Camillo è esattamente ciò che le persone si aspettano da un prete: che celebri i Sacramenti, che preghi, che dica Messa, che confessi, e allo stesso tempo si prenda cura dei problemi concreti delle persone, senza fare sociologia. Quel modello di sacerdote che Guareschi difese fino all’ultimo respiro dall’assalto del nuovo clero progressista; uno scontro che descrisse efficacemente nel suo ultimo romanzo, Don Camillo e Don Chichì, scritto nel 1968. Da una parte vediamo le ragioni del sacerdote che per anni ha guidato con fede, con umanità e saggezza il suo gregge- senza odore di pecora, ma con un buon profumo di santità- e che viene bollato dal nuovo-che-avanza come un reazionario, un seguace del trinomio “Dio, Patria e famiglia”, e dall’altra il pretino modernista don Chichì (vezzeggiativo di Francesco) che ripete tutti gli slogan  progressisti e aperturisti del tempo. Don Camillo è un prete che indossa sempre la veste sacerdotale, che non viene mai a compromessi sui principi, che non fa “dialogo” con i “lontani”, ma semmai parla con molta franchezza con tutti, con Peppone, con i comunisti, con lo scopo di annunciare la verità, e amministrare la giusta misericordia cristiana. Don Chichì invece è l’antesignano di chi cerca l’approvazione dei soloni del laicismo come Scalfari, di quei teologi pret-à-porter che vogliono “svecchiare” la Chiesa rendendola prona alle mode del mondo. Don Camillo a tale proposito non aveva molti dubbi: la storia è una lotta tra la Chiesa che rende presente Cristo nella quotidianità e il mondo che lo rifiuta.

Qualcuno però potrebbe ricordare che anche papa Bergoglio tempo fa ad un Convegno della Chiesa italiana aveva parlato di don Camillo. Il problema è che l’aveva fatto edulcorando la figura del parroco della Bassa, facendone solo un antesignano del dialogo con la Sinistra. In realtà, il confronto con Peppone- come ben sanno i lettori di Guareschi- non fa sconti sulla Verità, che secondo il Vangelo è la sola cosa che ci rende liberi. Questa Verità è la prima preoccupazione di Don Camillo, con buona pace anche di chi- come il capo ciellino Vittadini che si è recentemente autoproclamato seguace di Guareschi- ne vuole dare un ritratto di “prete delle periferie esistenziali”. Una riduzione grottesca. Difficile anche immaginare un Don Camillo che approva l’endorsement di Vittadini per le unioni civili tra persone dello stesso sesso, per non parlare delle altre eresie che oggi vanno per la maggiore. Egli è invece molto di più: è un vero testimone della Fede. E’ il tipo di sacerdote burbero ma retto, onesto, buono, che ogni cristiano si dovrebbe augurare di incontrare, in parrocchia, e magari anche nelle sedi episcopali.

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13 commenti su “Torniamo a Don Camillo – di Paolo Gulisano”

  1. Oswald Penguin Cobblepot

    Per avere un prete come don Camillo, occorre avere un seminario che forma quel modello di preti. Per avere un seminario così, occorre avere un vescovo che vigili su quel che viene insegnato, come è insegnato e chi lo insegna. Per avere un vescovo così, è necessario avere una Chiesa che decida che tutto e tutti devono essere evangelizzati ex novo. Per avere una Chiesa così, è necessario avere un Papa che decida di santificarla con l’incenso dell’orazione, dell’esempio e della predicazione (e non subirne l’odore pecorino, che spesso è solo zolfo mascherato). Per avere un Papa così, occorre un clero che se ne freghi delle accuse da bar sport e parli sempre e solo di Cristo, dimostrando che esserne i fedeli è possibile per chiunque (basta volerlo, beninteso). Per avere un clero così, occorre avere dei don Camilli. Ed il cerchio si chiude.

    1. E noi, persone qualunque, cosa possiamo fare?
      Possiamo pregare la Madonna, cosa che Lei chiede in tutte le sua apparizioni (e poi ci si chiede perché compare da 37 anni a Medjugorje per dire sempre le stesse cose!)
      Nel messaggio del 25 agosto 2018 (ma era stato già detto) la Madonna ci ha esortati a “pregare di più e parlare di meno”.

  2. Geltrude Persiani

    Solo la Madonna può chiedere al figlio e nostro Signore Gesù che illumini il Paoa Francesco che strigli per bene tutto i prelati corrotti in modo diversi ma non meno gravi per il bene spirituale collettivo.

    1. jb Mirabile-caruso

      G. Persiani: “…che illumini il Papa Francesco che strigli per bene tutti i prelati
      ………………corrotti in modi diversi […] per il bene spirituale collettivo”.

      Come può mai, gentile sig.ra Persiani, un supposto papa ‘strigliare per bene’ chicchessia privo dell’Autorità Morale e della Dignità Umana così come si è ridotto?

  3. @ Geltrude carissima ma Lei lo sa che il falso papa Francesco, che appena eletto, per modestia, amava farsi chiamare soltanto Vescovo di Roma, è stato voluto dalla massoneria vaticana che da anni ormai ha preso il potere nella ex Chiesa di Cristo. I vizi che lui vede nei preti, che non hanno perso la Fede e che chiama: duri di cuore, che usano la Legge come pietre, peperoncini gialli ecc. (tutti vezzeggiativi del suo linguaggio da osteria), sono quei vizi che manifesta lui stesso. Nel Vangelo di S. Luca (6,42), è scritto :”Togli prima la trave dal tuo occhio, poi potrai togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.”

    1. Complimenti, non avrei saputo dire di meglio alla signora Geltrude; aggiungo solo che i vizi, i difetti chi il VdR attribuisce a noi cattolici tradizionalisti (i soli cattolici ) sono in realtà medaglie al valor cattolico (da me immeritate, ovviamente), mentre i veri viziosi, anticristici sono loro, i massoni mascherati da religiosi (comunisti, luterani, ecumenistti suicidi e traditori di Cristo, sporcaccioni sodomiti, omosex, lesbiche incluse)

  4. Ma siamo poi così sicuri che se oggi ci fosse un sacerdote alla don Camillo sarebbe accolto di buon grado???? Denigrato dalle iene,offeso dalla tv rai non verrebbe forse accusato subito di eresia,di voler formare una setta,di attentare alla comunione ecclesiale,di essere matto,di aver bisogno di un tso,di essere un tradizionalista,,di non essere misericordioso,di non amare i poveri e gli immigrati,non permettendo alla sua chiesa di diventare una osteria con relative latrine nelle cappelle laterali, di essere contro papa bergoglio….quindi sospeso a divinis??Ma lasciamo da parte i personaggi di fantasia e parliamo di un sacerdote veramente esistito:padre PIO da Pietralcina. Il tanto amato e venerato santo come verrebbe trattato se oggi fosse presente in questa chiesa, con questo papa,con questa gerarchia ecclesiastica e con Amoris Laetitia, Lui che cacciava da confessionali coloro che non avevano alcun desiderio di conversione ne volontà di redimersi?Sentenza
    già scritta:sospensione a divinis,scomunica,divieto di celebrare messa,gogna mediatica e allontanamento da tutti i conventi!

  5. Guareschi era un devoto di San Pio,i suoi racconti alle volte sono delle vere e proprie parabole evangeliche narrative.
    Le farei leggere e studiare al catechismo,così i bambini avrebbero un modello di prete,don Camillo vero,che nel caso di Alfie il piccolo martire, non avrebbe esitato a spaccare teste a destra e manca se solo avessero toccato il piccolo…invece nella realtà molti ecclesiali mefistici hanno permesso e voluto il macabro rituale avvenuto sotto i nostri occhi…Don Camillo a Vittadini lo abbatteva con una scorreggia sola…pulisciti la bocca quando parli di Guareschi …vitta
    Viava Pade Pio

  6. Oggi di preti in talare ce ne sono parecchi, non solo vestiti “da geometra”, come dice lei….ma poi, se vai a conoscerli ti accorgi che nella maggior parte dei casi (nella mia esperienza purtroppo nel 100% dei casi) dietro quella talare c’è poco o nulla. Preti che magari celebrano in latino ma che proprio per questo si sentono”a posto”, per nulla coinvolti nella cura delle anime, cuori gelido a cui mette soggezione solo avvicinarsi, perché nel migliore dei casi rimedi sorrisi imbarazzati , nel peggiore porte in faccia e velate accuse di fanatismo. Parlo per esperienza personale….ormai ho completamente rinunciato a parlare con i sacerdoti. Mi limito a pregare per loro e a chiedere che prima o poi il Signore li illumini e possano veramente guidare il Piccolo Resto della Chiesa

    1. “ormai ho completamente rinunciato a parlare con i sacerdoti. ; cara Isia, la mia esperienza è eguale alla sua; anch’io con i preti non parlo di altro che del tempo e del traffico… tempo fa ho provato a sentire cosa pensava del “pro multis” il sacerdote ultraottantenne (noti bene) che celebra alla domenica nella chiesetta frazionale della mia parrocchia : apriti cielo! mi ha fatto una tirata pazzesca, tutta intrisa di ideologismo sessantottino (vietato vietare, tutti in Paradiso, a prescindere, non si deve separare il gregge in buoni e cattivi, e via dicendo); l’anno scorso un pretino, al mare, durante l’omelia disse che il cristiano non deve volgere lo sguardo al Cielo (facendo un cammino di perfezione e mettendone al corrente il suo confessore), ma verso il basso; perché? gli chiesi la termine della messa; perché altrimenti porta la divisione nella sua comunità, fu la risposta del pretino (il moderno don Chichì). Quindi, giovani o anziani, sono tutti col cervello lavato dall’ideologia massonica, comunista, sessantottina, luterana, ecumenista suicida e, talvolta, anche…

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